L’altro uomo e l’urlo di Sharon: la notte delle bugie che ha inchiodato Moussa Sangare

Un femminicidio e una serie di menzogne che hanno portato all’identificazione dell’assassino.

L’altro uomo e l’urlo di Sharon: la notte delle bugie che ha inchiodato Moussa Sangare
L’altro uomo e l’urlo di Sharon: la notte delle bugie che ha inchiodato Moussa Sangare

Il 30 agosto è la notte della resa, della confessione di Moussa Sangare, 29 anni, di essere l’assassino di Sharon Verzeni. Ma prima è la notte delle bugie, un castello di menzogne eretto di fronte all’evidenza delle prove che lo inchiodano. Il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Bergamo, Raffaella Mascarino, ha annotato nell’ordinanza di custodia “tutta una serie di circostanze rivelatesi palesemente false”. Sangare, che abita a Suisio, in un primo tempo nega di essersi recato a Terno d’Isola negli ultimi mesi, ma le immagini delle telecamere lo smentiscono. L’uomo, in sella a una bicicletta, percorre contromano via Castegnate alle 0.50 e 46 secondi della notte fra il 29 e il 30 luglio, proprio nella strada dove Sharon è stata uccisa.

Le bugie di Moussa Sangare

Sharon Verzeni è stata uccisa in quanto donna. Il suo è stato a tutti gli effetti un femminicidio. Il comunicato della “Rete bergamasca contro la violenza di genere” precisa che “Sharon è stata scelta da Moussa Sangare, l’uomo che l’ha uccisa, perché era il soggetto più debole, non avrebbe fatto lo stesso con un uomo”. Le dichiarazioni di Sangare, raccolte dagli inquirenti, sono state smentite da prove inconfutabili. L’uomo ha tentato di depistare le indagini, modificando il suo aspetto e falsificando le sue dichiarazioni. Il suo “fantomatico soggetto”, che avrebbe discusso con Sharon e l’avrebbe accoltellata, non esiste. Sharon era sola nella passeggiata notturna.

Le immagini delle telecamere hanno reso evidente la presenza di Sangare nella zona del delitto. L’uomo, in sella a una bicicletta, ha percorso contromano via Castegnate alle 0.50 e 46 secondi della notte fra il 29 e il 30 luglio. Questo ha permesso agli inquirenti di ricostruire l’evento e di identificare Sangare come l’unico uomo presente in quel momento. Le prove hanno smentito le sue dichiarazioni e hanno reso chiaro che Sharon era sola.

Un omicidio senza movente

Il delitto di Terno d’Isola è stato descritto come un omicidio assurdo, privo di movente. Sharon Verzeni è stata accoltellata e uccisa per strada da un “soggetto spesso in preda alla noia”, mosso da “un’energia”, “un’onda” – parole sue – che lo hanno spinto a colpire a caso. Dopo l’assassinio, Sangare ha provato un “assaggio di sentimenti” che lo ha fatto sentire “eccitato”, come se si fosse “tolto un peso”. Queste parole, raccolte dagli inquirenti, sono state utilizzate per definire l’omicidio come premeditato aggravato da futili motivi.

Le indagini hanno rivelato una serie di bugie che Sangare ha raccontato agli inquirenti. L’uomo ha indicato un “fantomatico soggetto”, un amico di Sharon, che avrebbe discusso con lei e l’avrebbe accoltellata. Ma le prove dimostrano che Sharon era sola. Il suo corpo è stato trovato in una strada deserta, a pochi passi da casa sua. Le immagini delle telecamere e le testimonianze hanno permesso di identificare Sangare come l’unico uomo presente in quel momento. L’uomo ha anche cercato di giustificare il suo comportamento, dicendo di aver agito per “sentimenti” e non per un movente concreto.

La notizia dell’omicidio di Sharon Verzeni ha scatenato una mobilitazione permanente a Bergamo. Il 30 agosto, alle 18.30, si terrà un presidio in largo Rezzara, organizzato dalla “Rete bergamasca contro la violenza di genere”. La manifestazione si rinnova ogni 8 del mese e si svolge in memoria delle vittime di femminicidio. Saranno presenti familiari di Sharon e forse anche il fidanzato Sergio Ruocco, che ha partecipato al presidio in largo Rezzara poco dopo l’omicidio. Le sagome fucsia a forma di donna, che rappresentano un mese dell’anno e portano il nome delle vittime, sono ormai 9. Dal 2024, sono state registrate 67 donne uccise a causa della violenza di genere.

Le chiamate ai Centri antiviolenza di Bergamo e provincia sono aumentate: nel 2024 sono state 830, 77 solo nel mese di agosto. La mobilitazione è anche una piazza antirazzista. La strumentalizzazione della tragedia di Sharon in chiave razzista è vista come un’altra violenza contro la vittima. La comunità cerca di sensibilizzare le istituzioni e di far sentire alle donne, soprattutto a quelle che vivono situazioni di violenza, che non sono sole.

La notizia dell’omicidio di Sharon Verzeni ha scatenato una serie di reazioni e dibattiti. L’uomo, che ha ucciso