L’economia umbra mostra segni di ripresa, ma divide tra Terni e Perugia

L’economia umbra mostra segni di ripresa, ma divide tra Terni e Perugia: analisi dei bilanci 2025.

Imprese umbre mostrano segni di ripresa, ma con differenze tra Terni e Perugia
Imprese umbre mostrano segni di ripresa, ma con differenze tra Terni e Perugia

Un’immagine di ripresa, ma a due velocità

L’economia umbra mostra segni di ripresa, ma lo fa a “due velocità”. Dopo un periodo di stagnazione e difficoltà, le imprese regionali hanno registrato un miglioramento, ma con una divisione netta tra le province. Terni si concentra sull’efficienza e la riduzione dei costi, mentre Perugia investe in crescita e infrastrutture. La fotografia dei bilanci 2025, depositati nel 2026, rivela una situazione complessa, con un margine operativo lordo che sale all’8,8%, riducendo il distacco dalla media nazionale. Tuttavia, il divario tra le due province rimane evidente. Il valore aggiunto medio per impresa vola in Umbria (+11,2%), mentre crolla in Italia (-12,5%) e nelle Marche (-15,7%).

Un recupero di margini, ma con costi

Il recupero dell’Ebitda margin, che sale all’8,8%, rappresenta un passo avanti per l’economia umbra. Terni, in particolare, ha registrato un balzo impressionante, passando dal 7,6% al 10%, superando per la prima volta la media italiana. Questo risultato arriva però in un contesto di contrazione: il valore della produzione medio ternano è crollato del 24,6%, e lo stock di capitale si è ridotto. Le imprese di Terni sono più “snelle” e redditizie, ma producono meno volume e investono meno in termini patrimoniali. Con un valore della produzione della “Corporate Umbria” che sfiora i 40 miliardi di euro, ogni punto percentuale di Ebitda margin corrisponde a circa 400 milioni di euro.

Perugia investe, ma a scapito dei margini

Perugia, invece, segue una strada diversa. L’utile medio scende leggermente (-2,3%) e il margine operativo ristagna all’8,5%, ma la provincia spinge sull’acceleratore degli investimenti. Le immobilizzazioni materiali crescono del 18,9%, trainando il valore della produzione (+7,5%) e il valore aggiunto (+14,3%). Perugia scommette sulla crescita dimensionale e sugli impianti, anche a costo di comprimere leggermente i margini immediati. Il dato più preoccupante, tuttavia, riguarda il capitale immateriale: software, brevetti, licenze e avviamento valgono in Umbria circa 77 mila euro per impresa, in calo del 10,7%. La media nazionale è di 264 mila euro, in Toscana si superano i 374 mila.

Un sistema produttivo muscoloso, ma lento all’innovazione

L’Umbria si conferma un sistema “muscoloso e muscoloso”: produce e vende molto, ma fatica a trasformare i ricavi in redditività. Il valore della produzione della “Corporate Umbria” sfiora i 40 miliardi di euro, e ogni punto percentuale di Ebitda margin corrisponde a circa 400 milioni di euro. Se l’Umbria raggiungesse il livello delle Marche (10,3%), genererebbe circa 600 milioni di euro in più di margine operativo lordo. Risorse che potrebbero essere reinvestite in innovazione, rafforzamento patrimoniale e riduzione del debito. Il dato reale, però, resta amaro: un lavoratore umbro produce in media 50.348 euro, contro i 55.729 della media italiana. L’analisi dei bilanci 2025 lascia intravedere una regione in movimento, capace di recuperare terreno su alcuni fronti, ma ancora divisa al suo interno e troppo lenta nell’abbracciare l’innovazione tecnologica. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare la “muscolosità” produttiva in intelligenza competitiva, colmando il divario su quei beni immateriali che, oggi, fanno la differenza nei mercati globali.