L’emendamento che rischia di interrompere i percorsi di giovani migranti soli
L’emendamento al decreto Giustizia e Migrazione riduce l’età massima per il sostegno ai migranti soli da 21 a 19 anni, suscitando preoccupazioni.

Un emendamento che mette a rischio i percorsi di giovani migranti
L’emendamento al decreto legge Giustizia e Migrazione propone di ridurre da 21 a 19 anni l’età massima per il sostegno ai neomaggiorenni migranti soli. La misura, presentata durante l’iter di conversione in legge al Senato, ha suscitato reazioni preoccupate da parte di organizzazioni come Save the Children e il Coordinamento nazionale Comunità accoglienti (Cnca). Secondo le associazioni, la norma rischia di interrompere i percorsi di inclusione, studio e lavoro di giovani che vivono in condizioni di fragilità e marginalità. La riduzione dell’età potrebbe aumentare la vulnerabilità di ragazzi e ragazze senza rete familiare, che non contano su supporti sociali o educativi. La legge 47/2017, che ha permesso a molti di proseguire i loro percorsi di integrazione, potrebbe essere messa in discussione, con conseguenze gravi per chi ha trovato un’alternativa al conflitto o alla povertà.
Le organizzazioni temono un aumento di disuguaglianze e marginalità
Save the Children ha espresso preoccupazioni per il rischio che l’emendamento limiti il sostegno in una fase delicatissima della vita di molti minori stranieri non accompagnati. «La continuità del supporto dopo il compimento dei 18 anni può fare la differenza e scongiurare il pericolo che giovanissimi inseriti in percorsi positivi di inclusione si ritrovino di colpo in condizioni di vulnerabilità e marginalità», ha sottolineato l’organizzazione. La riduzione a 19 anni potrebbe portare a una disparità di trattamento tra i minori non accompagnati e quelli in affido o in comunità.
La norma potrebbe indebolire le garanzie procedurali e il diritto all’ascolto dei giovani, riducendo la competenza del Tribunale per i minorenni nel decidere sul rimpatrio assistito. L’Italia, uno dei Paesi più coinvolti dal fenomeno migratorio, dovrebbe garantire una tutela prioritaria dei diritti dei minori, in linea con il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. L’emendamento, se approvato, potrebbe ridurre il sostegno a chi ha bisogno di tempo per integrarsi, con conseguenze gravi per la loro vita e per la società. Le organizzazioni temono che la norma possa aumentare la marginalità e la disuguaglianza, intaccando la coesione sociale e accrescendo l’attrattività dei circuiti criminali per chi vede precluso il proprio progetto di vita.
La riduzione dell’età massima per il sostegno potrebbe interrompere i percorsi di studio e lavoro di molti giovani, con conseguenze gravi per la loro vita e per la società. L’Italia, come Paese di primo ingresso, ha un ruolo chiave nel garantire una tutela prioritaria dei minori, in linea con i principi internazionali e con le esigenze di integrazione di chi arriva da lontano.
