Martina Ciontoli, ex fidanzata di Marco Vannini, assegnata al lavoro esterno
Martina Ciontoli, ex fidanzata di Marco Vannini, ha ottenuto il lavoro esterno in carcere dopo aver scontato parte della pena.

Martina Ciontoli, ex fidanzata di Marco Vannini, è stata assegnata al lavoro esterno nel carcere di Rebibbia. La decisione è stata presa dal magistrato di sorveglianza, che ha valutato la buona condotta della donna. Martina, 30 anni, ha scontato oltre un terzo della pena, 9 anni e 4 mesi, definitiva dal 2021. La donna esce ogni giorno per andare a lavorare in un bar e torna la sera in cella. Il lavoro esterno è permesso solo nei giorni feriali.
La donna ha dimostrato una condotta positiva durante la detenzione, tra cui la laurea ottenuta in carcere. Questo ha contribuito alla decisione del magistrato di concedere il lavoro esterno, un passo che potrebbe segnare un ulteriore passo verso la reintegrazione sociale.
La storia di un omicidio e le condanne
Martina Ciontoli è l’ex fidanzata di Marco Vannini, il giovane che morì dieci anni fa nella casa della famiglia della donna. L’omicidio fu commesso da Antonio Ciontoli, padre di Martina, che premette il grilletto e ritardò la chiamata ai soccorsi. Antonio è stato condannato a 14 anni di carcere per omicidio volontario con dolo eventuale. Martina, insieme al marito Federico e alla madre Pezzillo, è stata condannata a 9 anni e 4 mesi per concorso in omicidio.
La famiglia di Antonio Ciontoli era pienamente consapevole della gravità dell’accaduto, fin dal momento in cui ne fu consapevole il feritore. Secondo la Corte d’Appello del Tribunale di Roma, i familiari di Antonio erano “pienamente consapevoli della reale gravità dell’accaduto sin quasi dallo stesso momento in cui ne fu consapevole il feritore”.
Le motivazioni della sentenza
Nelle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, si legge che era “del tutto inverosimile che la Pezzillo, Federico e Martina Ciontoli potessero credere anche all’ulteriore mendacio che caratterizzò la condotta di Antonio Ciontoli, quando finalmente chiamò il 118 riferendo tuttavia che la ferita era stata provocata da un pettine a punta su cui Marco Vannini era scivolato”. I familiari di Antonio Ciontoli, in quel momento, avevano piena cognizione della gravità di quanto stava accadendo.
Non si attivarono finanche nel riferire subito ai genitori di Vannini quanto fosse accaduto. Quando li chiamarono dissero una prima volta che Marco Vannini si era fatto “un po’ male”, cadendo per le scale, e una seconda volta li invitarono ad andare al Posto di primo intervento di Ladispoli.
La sentenza ha confermato le condanne per concorso in omicidio, evidenziando l’inertie dei familiari di Antonio nel non intervenire. Martina Ciontoli, che ha scontato una parte della pena, ha dimostrato una buona condotta in carcere, tra cui la laurea ottenuta durante la detenzione. Questo ha contribuito alla decisione del magistrato di sorveglianza di concedere il lavoro esterno, un passo che potrebbe segnare un ulteriore passo verso la reintegrazione sociale.
La donna esce tutti i giorni per andare a lavorare in un bar e torna la sera in cella a Rebibbia. La decisione del magistrato di sorveglianza è basata sulla valutazione della buona condotta e sulla possibilità di un reinserimento sociale graduale.
