Massimo Bossetti, la vita in carcere dopo la condanna per l’omicidio di Yara
Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, vive in carcere a Bollate. Lavora, partecipa a concorsi culinari e continua a dichiararsi innocente.

Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, vive in carcere a Bollate, alle porte di Milano. Dopo la condanna all’ergastolo confermata dalla Cassazione nel 2018, l’ex muratore di Mapello ha iniziato un percorso lavorativo interno e oggi è impiegato in un’area industriale metalmeccanica legata al progetto 2121. Nel 2024, in un’intervista a Telelombardia, ha descritto con orgoglio la sua attività, specificando di aver progettato e ristrutturato interamente lo spazio di lavoro. Oltre al lavoro, ha partecipato al concorso culinario Cuochi Dentro, ricevendo un riconoscimento per la ricetta “Portafoglio farcito full optional”. Ha raccontato: “Ogni volta che cucino penso a tutto quello che ho perso. Ma resta nel mio cuore”.
Le prove che lo hanno inchiodato
L’arresto di Massimo Bossetti avvenne il 16 giugno 2014, quattro anni dopo la scomparsa e l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, sparita nel nulla il 26 novembre 2010 da Brembate Sopra. Il suo corpo fu trovato tre mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola, con evidenti segni di violenza. A collegarlo alla scena del crimine fu una traccia di DNA maschile isolata sui leggings della ragazza. Il profilo genetico, inizialmente anonimo, fu ribattezzato “Ignoto 1” e divenne il fulcro di un’indagine genetica su scala nazionale.
Oltre all’identificazione genetica, gli inquirenti misero insieme altri tasselli che inchiodarono Bossetti: fibre compatibili con il furgone usato da Bossetti furono trovate sui vestiti di Yara. Il suo cellulare agganciò celle telefoniche nella zona di Brembate Sopra proprio nel giorno della scomparsa. Fornì un alibi falso, sostenendo di essere a casa, versione poi smentita. Secondo gli investigatori, conosceva Yara solo di vista, avendola incrociata vicino alla palestra. Non ci fu mai alcun legame diretto o relazionale tra i due.
La mappatura genealogica e il DNA di Bossetti
La svolta arrivò tramite una mappatura genealogica: partendo dal DNA parzialmente compatibile di Damiano Guerinoni, si risalì a suo padre, Giuseppe Guerinoni, ex autista di pullman morto nel 1999. Ma chi era la madre? Un gigantesco screening su oltre 20.000 donne portò a Ester Arzuffi, madre di Bossetti. Le analisi dimostrarono che Massimo Bossetti era figlio biologico di Guerinoni, e il suo profilo genetico coincideva perfettamente con quello di Ignoto 1. Confrontato il suo DNA con la traccia su Yara, il match fu totale.
In carcere, Bossetti continua a dichiararsi innocente e a chiedere la revisione del processo, finora sempre respinta. Intanto, mantiene un rapporto saldo con la moglie Marita Comi, che non l’ha mai abbandonato. Nonostante il clamore del caso, Marita vive lontano dai riflettori con i tre figli, ora adulti. “Io sono ancora ferma a quel giorno di giugno in cui lo arrestarono. Ero in cucina e piangevo”, ha detto durante la docuserie Netflix Il caso Yara – Oltre ogni ragionevole dubbio.
