MedMaquis: il bosco di Santo Pietro si salva grazie alla comunità

Progetto transfrontaliero tra Sicilia e Malta per salvaguardare la macchia mediterranea. Cooperazione tra istituzioni, volontari e scuole.

Bosco di Santo Pietro in Sicilia e aree naturali a Malta, volontari e ricercatori collaborano per proteggere la flora locale
Bosco di Santo Pietro in Sicilia e aree naturali a Malta, volontari e ricercatori collaborano per proteggere la flora locale

Il bosco di Santo Pietro, in provincia di Catania, che per secoli ha alimentato le fornaci delle ceramiche di Caltagirone, oggi rischia di essere distrutto da incendi e specie aliene. Per proteggerlo, serve una comunità formata. È questa la sfida di MedMaquis, il progetto di cooperazione tra Sicilia e Malta che ha per capofila la Fondazione Avsi. Il progetto, finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia-Malta, mette insieme istituzioni, ricercatori, volontari, scuole e cittadini per salvaguardare la macchia mediterranea. L’obiettivo è creare una rete di azioni condivise per contrastare le minacce che minano la biodiversità e la stabilità degli ecosistemi.

Un’alleanza tra territori e comunità

MedMaquis si basa su un’idea chiave: la protezione di un bosco non può essere affidata solo a istituzioni o ricercatori, ma richiede l’impegno di una comunità. «Da sola l’associazione non avrebbe le risorse per fare tutto questo», osserva Costantino Laureanti, project manager del progetto. L’esperienza dei volontari del Ramarro, che gestiscono 12 ettari di bosco di proprietà del Comune di Caltagirone, è diventata un punto di riferimento per il progetto. L’associazione, che si occupa di antincendio, rinaturalizzazione e educazione ambientale, ha avviato un dialogo con partner scientifici e istituzioni per migliorare le strategie di salvaguardia.

La collaborazione tra volontari e ricercatori ha portato a una serie di iniziative, tra cui la formazione di nuove tecniche per monitorare il territorio e prevenire gli incendi. «I volontari del Ramarro sono stati impegnati in una missione a Malta, dove le aree naturali sono piccole e sempre più erose dalla pressione del turismo», spiega Laureanti. L’esperienza maturata in Sicilia è diventata un’opportunità per condividere conoscenze e metodi con i partner maltesi, creando un’alleanza tra due territori con problemi simili.

La mappa delle specie aliene e l’uso dei droni

Una delle prime azioni del progetto è la mappatura delle specie aliene, che minano la biodiversità locale. «I colleghi maltesi hanno già effettuato rilevamenti con droni sia a Malta sia in Sicilia, per riconoscere la distribuzione delle specie aliene», spiega Laureanti. L’analisi di questi dati servirà per definire una strategia di eradicazione e rinaturalizzazione delle aree colpite, con la messa a dimora di specie autoctone. L’obiettivo è creare un’area protetta, anche se il bosco non è formalmente classificato come tale.

Il problema è che il bosco non è un’area naturale protetta, e questo lo espone a rischi enormi, soprattutto agli incendi, che quest’anno sono già iniziati a fine maggio. «La presenza di specie aliene, come l’eucalipto, complica ulteriormente la situazione», ricorda Laureanti. L’errore di introdurre specie non locali ha portato a un aumento della diffusione di piante invasive, che riducono la biodiversità e rendono il suolo meno fertile.

Il progetto prevede anche una campagna di comunicazione e sensibilizzazione, insieme ad attività didattiche nelle scuole. Quest’anno le iniziative si svolgeranno separatamente a Malta e in Sicilia, ma con materiali didattici condivisi tra i due Paesi. Dal prossimo anno scolastico, invece, confluiranno in vere e proprie visite di scambio tra studenti siciliani e maltesi, per costruire una consapevolezza comune sul valore e sulla fragilità della macchia mediterranea. MedMaquis rappresenta un esempio concreto di come la cooperazione tra territori, istituzioni e comunità possa portare a risultati significativi. L’impegno di volontari, ricercatori e scuole ha già dato i primi frutti, ma il lavoro continua. L’obiettivo finale è creare un modello replicabile per la protezione delle aree naturali in tutta la regione.