Nullo il licenziamento deciso dall’algoritmo: inizia il recepimento della direttiva sui
Il governo approva il decreto per recepire la direttiva Ue sul lavoro digitale. Nulla i licenziamenti gestiti da algoritmi, tutele ampliate per i rider e i lavoratori delle piattaforme.

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto legislativo che trasferisce nell’ordinamento italiano la direttiva europea sul lavoro mediante piattaforme digitali. La decisione rende nulla qualsiasi risoluzione del rapporto di lavoro gestita unicamente da sistemi algoritmici, segnando un punto di svolta nella protezione dei lavoratori delle app di consegna e dei servizi digitali. La ministra del Lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone ha definito il passaggio come “importante” per l’avvio concreto del recepimento delle norme comunitarie.
Dall’Europa alle leggi italiane: il recepimento della direttiva
Come riferisce publicpolicy.it, il decreto legislativo rappresenta il primo tassello della trasposizione della normativa europea destinata a disciplinare i rapporti di lavoro nelle piattaforme digitali. L’Unione europea, attraverso questa direttiva, ha stabilito parametri comuni per garantire condizioni di lavoro dignitose a coloro che prestano servizi mediante algoritmi e app di intermediazione, un segmento occupazionale in forte espansione negli ultimi anni.
La norma affrontava un problema concreto: la possibilità che sistemi automatizzati decidessero unilateralmente di rescindere un contratto di lavoro senza intervento umano significativo. Con questa disciplina, nessun licenziamento potrà avvenire basandosi esclusivamente su decisioni algoritmiche, costringendo le piattaforme a coinvolgere responsabilità umane e a garantire forme di ricorso ai lavoratori.
Le reazioni del mondo del lavoro e del commercio
La decisione ha raccolto il consenso di organizzazioni rappresentative del settore. Secondo quanto riportato da Teleborsa, Univendita-Confcommercio ha accolto con favore il via libera del Consiglio dei ministri, sottolineando l’importanza di un approccio equilibrato nel recepimento della direttiva europea. L’organizzazione ha enfatizzato che il governo ha tenuto “in debita considerazione” il punto di vista degli attori della supply chain commerciale nel definire il testo normativo.
Questo consenso trasversale riflette una consapevolezza condivisa: le piattaforme digitali rappresentano ormai una componente strutturale dell’economia del lavoro, con milioni di rider e lavoratori autonomi che dipendono da queste modalità occupazionali. Allo stesso tempo, l’assenza di tutele adeguate in questa forma di impiego ha generato conflitti e vulnerabilità documentate in tutta Europa.
Quali protezioni per i rider e i lavoratori digitali
Il decreto non si limita al divieto di licenziamenti algoritmici. La direttiva europea contempla una serie di diritti minimi che i lavoratori delle piattaforme potranno far valere: maggiore trasparenza sugli algoritmi che determinano le assegnazioni di lavoro, accesso ai dati personali, diritti sindacali e forme di rappresentanza, nonché protezione in caso di sospensione o esclusione dai servizi offerti dalla piattaforma.
L’Italia si allinea così ai parametri europei, colmando un vuoto normativo che ha caratterizzato per anni il rapporto tra piattaforme digitali e lavoratori. Fino a questo momento, infatti, il quadro giuridico italiano non offriva protezioni specifiche per questa categoria di occupati, lasciando ampi spazi di discrezionalità alle aziende tech.
L’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei ministri avvia ora il fase di consultazione con il Parlamento, dove il testo potrà subire eventuali modifiche. Tuttavia, l’orientamento dell’esecutivo appare già definito: recepire le norme europee mantenendo un dialogo costruttivo con le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni dei lavoratori, cercando di bilanciare le esigenze di protezione con la sostenibilità economica delle piattaforme.
Questo provvedimento si inserisce in un contesto europeo più ampio di revisione del modello di lavoro digitale. Diversi Paesi dell’Unione stanno approvando o hanno già approvato leggi analoghe, creando così uno standard condiviso di protezione che elimina le disparità normative e garantisce parità di condizioni competitive alle piattaforme che operano in più mercati.
