Nuovo processo per Impagnatiello: riconoscere la premeditazione nel femminicidio di Giulia Tramontano
Nuovo processo per Impagnatiello: riconoscere la premeditazione nel femminicidio di Giulia Tramontano
Un nuovo processo per riconoscere la premeditazione
I giudici della prima sezione penale di Cassazione hanno disposto un nuovo processo per Alessandro Impagnatiello, l’ex barman e compagno della 29enne Giulia Tramontano, uccisa con 37 coltellate al settimo mese di gravidanza. L’uomo, già condannato all’ergastolo in due gradi di giudizio, dovrà affrontare un appello bis per il riconoscimento della premeditazione, esclusa nel processo d’appello. La procura generale della Cassazione sostiene che l’omicidio fosse premeditato, contrariamente alle conclusioni della Corte d’Assise d’Appello.
La premeditazione non è stata riconosciuta nel processo precedente.
La difesa di Impagnatiello aveva chiesto di escludere l’aggravante della crudeltà, ma i giudici hanno rigettato la richiesta. La procura generale ha sottolineato che l’omicidio di Giulia Tramontano non fu un atto improvvisato, ma un’azione pianificata. Prima di ucciderla, l’ex compagno aveva somministrato alla sua compagna incinta veleno per topi, un dettaglio che ha rafforzato l’ipotesi di premeditazione. La procura ha anche sottolineato che tra il progetto e l’esecuzione dell’omicidio c’è stato tempo sufficiente per riflettere.
Le dichiarazioni della procura generale
Elisabetta Ceniccola, sostituto procuratore generale, ha spiegato in aula che la procura non comprende perché la Corte d’Assise d’Appello abbia minimizzato l’elemento dell’agguato. Secondo la procura, l’arma scelta, la rimozione del tappeto e altri dettagli sono elementi chiave per valutare la premeditazione. La difesa, rappresentata da Giulia Geradini, aveva sostenuto che il lasso di tempo tra le 15 e le 19 non permetteva di ipotizzare un agguato. La procura ha però ribattuto che l’azione fu ben pianificata.
La procura ha sottolineato l’importanza di riconoscere la premeditazione.
Il femminicidio di Giulia Tramontano, avvenuto il 27 maggio 2023, ha suscitato grande indignazione. L’omicidio, commesso da un uomo che aveva per mesi somministrato veleno alla sua compagna incinta, ha messo in luce le violenze domestiche e la premeditazione in casi di femminicidio. Il processo, che si è concluso con una condanna all’ergastolo, ha visto un appello che ha confermato la sentenza, ma non ha riconosciuto la premeditazione. Ora, con un nuovo processo, si cerca di chiarire se l’azione fu realmente pianificata.
Il caso di Giulia Tramontano rappresenta un esempio di come le violenze domestiche possano evolversi in tragedie estreme. La premeditazione, se riconosciuta, potrebbe portare a una condanna più severa. Il nuovo processo, che si svolgerà in Cassazione, potrebbe aprire nuove discussioni sulle responsabilità e sulle aggravanti in casi di femminicidio. La procura generale ha espresso la sua posizione, ma il verdetto finale resterà a giudizio della corte.
- Giulia Tramontano aveva 29 anni e era al settimo mese di gravidanza.
- Impagnatiello aveva somministrato veleno per topi alla sua compagna incinta.
- Il processo d’appello ha confermato l’ergastolo ma non ha riconosciuto la premeditazione.
- La procura generale della Cassazione chiede il riconoscimento della premeditazione.
