Pd in difficoltà per l’antisemitismo, Schlein si difende
Il Pd si trova in difficoltà per l’antisemitismo, mentre Schlein si difende e cerca di mantenere il controllo sulla leadership.
Il Partito Democratico si trova nuovamente in difficoltà per l’antisemitismo, con tensioni interne che si fanno sentire. La segretaria Elly Schlein, pur non essendo invitata a un’assemblea di corrente a Prato, si difende e cerca di mantenere il controllo sulla leadership. Il dibattito interno si concentra su questioni come il voto online, la posizione sull’Ucraina e la scelta del candidato alle primarie. Il leader nazionale Nicola Zingaretti, noto come il “Nazareno”, ha fatto sapere che il Pd dovrà scegliere un solo candidato, in attesa dell’assemblea nazionale che affronterà il dossier. Questo approccio ha suscitato reazioni, soprattutto da parte dei riformisti, che chiedono un voto a due turni per allargare la partecipazione.
La posizione sull’Ucraina e il ddl antisemitismo
La questione dell’Ucraina rimane un punto di tensione, con i riformisti che non condividono la posizione di Schlein sull’invio di armi. Tuttavia, il Pd ha chiarito che la linea rossa non negoziabile è l’invio di armi all’Ucraina, un tema che ha scatenato le ire di Giuseppe Conte. Il ddl antisemitismo, che andrà in aula il 2 ottobre, ha visto un nuovo strappo nel gruppo dem della Camera, con i riformisti che hanno tentato di mediare sull’astensione. Nonostante i tentativi di conciliazione, il rischio di un conflitto interno rimane alto, con la possibilità di ricorsi post voto.
Il Pd ha spiegato che le armi a Kiev sono una «linea rossa» non negoziabile, un messaggio che ha suscitato reazioni forti da parte di Conte. Il leader nazionale ha fatto altrettanto, votando una posizione per il no alle armi, altrettanto – a parole – non negoziabile. Questo ha creato un clima di tensione all’interno del partito, con i riformisti che cercano di mantenere il controllo sulla scelta del candidato.
La corsa per il candidato alle primarie
La scelta del candidato alle primarie è diventata un tema centrale, con Giorgio Gori che cerca di farsi strada come possibile contendente. Tuttavia, il Nazareno ha espresso un chiaro disappunto per questa possibilità, preferendo un’unica candidatura per il Pd. Anche a Milano, le primarie si faranno, ma con due condizioni: devono essere dopo quelle nazionali e deve esserci un solo nome del Pd. Questo approccio mira a evitare che la corsa di Gori possa danneggiare la leadership di Schlein.
La figura di Gori potrebbe rappresentare un rischio per la coesione del partito, soprattutto se dovesse correre per Casa Riformista. Tuttavia, il Pd cerca di mantenere il controllo sulla leadership, con Schlein che si difende e cerca di mantenere il controllo sul dibattito interno. Anche a Milano, le primarie si faranno, ma con due condizioni: devono essere dopo quelle nazionali e deve esserci un solo nome del Pd. Nonostante le tensioni, il Pd cerca di mantenere la coesione, con il leader nazionale che cerca di unire le diverse correnti. La situazione rimane delicata, con il rischio di ulteriori divisioni interne, ma il partito cerca di affrontare le sfide con la massima attenzione. La scelta del candidato alle primarie e la posizione sull’Ucraina saranno i temi chiave nei prossimi mesi, con il Pd che cerca di mantenere il controllo sulla leadership e sul dibattito interno.
