Il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti: un fenomeno culturale e un business in crescita
In Emirati Arabi Uniti, il vinile sta risorgendo come forma di connessione e identità, con un’azienda locale che promuove la musica indipendente e la cultura.

Da Dubai a Alserkal Avenue, un movimento culturale sta prendendo forma: il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti. Un fenomeno che non è solo un ritorno alla nostalgia, ma un’opportunità per promuovere la musica indipendente in un mercato dominato da algoritmi e streaming. L’azienda locale Vinyl Souq, fondata da Jayesh Veralkar, ha trasformato un mercato di record in un’esperienza di comunità, con un focus su musica diversa e una produzione che si distingue per la sua intenzionalità. Il fenomeno ha coinvolto artisti locali, distributori internazionali e un pubblico che cerca un’esperienza più concreta e significativa.
Un’esperienza fisica e un’identità musicale
Veralkar, con 25 anni di esperienza nel settore musicale, ha visto il problema principale degli artisti indipendenti: un’immensa quantità di brani, un unico algoritmo e quasi nessuna possibilità di distinguersi. Quando si è trasferito a Dubai, ha trovato una scena musicale che si concentrava solo sulla superficie, senza approfondire le opere meno conosciute. La soluzione è arrivata durante la pandemia, quando ha fondato Vinyl Souq, un’esperienza di musica che unisce il vinile, la scoperta e l’interazione fisica. “Non si tratta solo di ascoltare brani, si tratta di ascoltare interi album”, dice Veralkar, sottolineando come il formato fisico offra una connessione più profonda con la musica.
Un’industria in crescita e una comunità in espansione
Il progetto ha iniziato come un mercato di record, ma si è evoluto in un’esperienza di comunità, con eventi, festival e una serie di compilation che promuovono artisti locali. La prima compilation, “Made in the Emirates”, ha visto la collaborazione di artisti di oltre 15 nazionalità, con un successo notevole. I 500 esemplari sono stati venduti in Emirati Arabi Uniti, e per molti artisti è stato il primo momento in cui hanno ricevuto royalties per le loro opere. La seconda compilation, curata da Shadi Megallaa, ha visto la collaborazione con un distributore internazionale, Word And Sound, e ha raggiunto oltre 30 paesi. “Non abbiamo ancora toccato la superficie di ciò che questa comunità può realizzare”, dice Megallaa, sottolineando l’importanza del vinile come forma di connessione.
La produzione del vinile in Emirati Arabi Uniti presenta sfide logistiche, come la mancanza di impianti di stampa locali. Le prime compilation sono state masterizzate a Londra, tagliate nei Paesi Bassi e stampate a Mumbai. Nonostante le difficoltà, il mercato sta crescendo, con un aumento del numero di produttori e di appassionati. “Il vinile ha sempre operato sui suoi termini”, dice Megallaa, sottolineando che la sua attrazione non è un ritorno, ma una continuità. “Le persone che amano il formato non lo hanno mai abbandonato.”
Per i produttori e DJ come Megadon Betamax e Mostyn Rischmueller, il vinile rappresenta una risposta a un’industria che privilegia la quantità rispetto all’intenzionalità. “Non si tratta solo di nostalgia, ma di una connessione con l’umanità”, dice Veralkar. “Il vinile ci tiene più radicati, con una maggiore intenzionalità e mindfulness.” Rischmueller, che ha iniziato a produrre vinile 15 anni fa, vede un aumento del numero di persone che si dedicano a questa forma di musica, anche se il processo rimane costoso e lento. “Oggi, la musica non è più posseduta”, dice, “ma il possesso di qualcosa di reale è un bene.”
Con un mercato in crescita e una comunità in espansione, il vinile in Emirati Arabi Uniti sta diventando un simbolo di cultura e identità. Non solo un ritorno al passato, ma un’esperienza che unisce passato e futuro, intenzionalità e connessione. Il futuro del vinile in questa regione sembra promettente, con un’industria che si evolve e un pubblico che cerca un’esperienza più significativa. La musica, fatta con intenzionalità, è il cuore di questa rivoluzione.
