La Russia si confronta con una crescita economica quasi azzerata
La Russia affronta una crescita economica vicina allo zero e un aumento dell’inflazione.

La Russia si confronta con una situazione economica preoccupante, con la crescita del PIL per il 2026 ridotta a un intervallo tra lo 0% e l’1%, dopo un precedente stimato tra lo 0,5% e l’1,5%. La Banca Centrale ha rivisto al ribasso le previsioni, segnando un rallentamento più rapido del previsto, nonostante gli investimenti pubblici legati alla guerra. L’istituto ha ridotto il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 14%, ma la decisione ha sorpreso gli analisti, che si aspettavano un mantenimento dei tassi. Il taglio dei tassi, pur sembrando un segnale positivo, rappresenta in realtà un tentativo di gestire un’economia in difficoltà.
Pressione sull’inflazione e crisi energetica
La crescita quasi azzerata e l’aumento dell’inflazione sono i segni più evidenti della situazione economica russa. L’inflazione annua ha superato il 5,9%, superando l’obiettivo fissato dalla Banca Centrale, che prevede un tasso tra il 6% e il 7% per il 2026. L’aumento dei prezzi dei carburanti è alla base di questa pressione, legato ai ripetuti attacchi con droni ucraini contro raffinerie, depositi e infrastrutture energetiche russe. Questi attacchi hanno ridotto la capacità di raffinazione del Paese, causando difficoltà nell’approvvigionamento di benzina e gasolio. Dall’inizio dell’anno, i prezzi dei carburanti sono aumentati del 18%, aggravando la situazione.
Politica monetaria e rischi futuri
La Banca Centrale ha anche avvertito che, se la capacità produttiva delle raffinerie non verrà ripristinata entro la fine dell’anno, potrebbe essere necessaria una politica monetaria ancora più restrittiva per contenere la crescita dei prezzi. L’istituto ha ridotto la stima del prezzo del petrolio utilizzato per le previsioni fiscali, prevedendo un valore medio di 60 dollari al barile nel 2026 e di circa 50 dollari negli anni successivi. Questa prospettiva potrebbe ridurre sensibilmente le entrate dello Stato, che dipende fortemente dalle esportazioni di idrocarburi. Il surplus delle partite correnti è stato rivisto al ribasso, così come le prospettive di crescita del credito per famiglie e imprese.
Il deficit federale è stimato al 3,6% del PIL, segnando un aumento della spesa pubblica e un peso crescente della guerra sull’economia. La Banca Centrale ha chiarito che il taglio dei tassi non rappresenta un cambio di strategia, ma un intervento limitato. I tassi rimarranno elevati per molto tempo, con un tasso medio tra il 14,5% e il 14,6% per il 2026, e un intervallo tra il 10,5% e il 12,5% per il 2027. La situazione economica della Russia appare quindi fragile, con segnali di crescente instabilità.
La Banca Centrale ha ribadito che la politica monetaria rimarrà restrittiva, con tassi elevati per molto tempo. La guerra e i danni alle infrastrutture energetiche continuano a pesare sull’economia, con conseguenze a lungo termine per il Paese. La crescita quasi azzerata, l’inflazione in aumento e le entrate petrolifere in calo segnalano una situazione economica in continua evoluzione, con rischi significativi per la stabilità del Paese.
La riduzione del tasso di riferimento non indica un cambio di strategia, ma un intervento limitato. La Banca Centrale ha chiarito che i tassi rimarranno elevati per molto tempo, con un tasso medio tra il 14,5% e il 14,6% per il 2026. La situazione economica della Russia appare quindi in una fase di stagnazione, con segnali di crescente fragilità.
