Scontri a Chiomonte tra No Tav e forze dell’ordine, cariche e mezzi incendiati

Violenti scontri al cantiere Tav di Chiomonte con lancio di pietre e bombe carta. Bruciate camionette di Carabinieri e Finanza. Condanne trasversali, tensioni politiche tra maggioranza e opposizione.

Tensione al cantiere in Valle di Susa, agenti in tenuta antisommossa affrontano manifestanti, mezzi incendiati sullo sfondo
Tensione al cantiere in Valle di Susa, agenti in tenuta antisommossa affrontano manifestanti, mezzi incendiati sullo sfondo

Nuovi scontri al cantiere della Tav di Chiomonte hanno visto scontrarsi gli attivisti No Tav con le forze dell’ordine in una spirale di violenze che ha provocato danni significativi. Il bilancio degli scontri include il lancio di pietre e bombe carta contro gli agenti, oltre all’incendio di due camionette dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza. I fatti accaduti in Valle di Susa hanno immediatamente attirato l’attenzione della politica nazionale, generando reazioni contrastanti lungo le linee ideologiche consolidate.

La premier non è stata l’unica a commentare gli accadimenti, collegandoli a episodi di violenza verificatisi altrove. Il governo ha sottolineato la necessità di condannare senza eccezioni la guerriglia messa in atto contro le donne e gli uomini in divisa. Il ministro della Salute ha parlato di violenze che vanno condannate “senza se e senza ma”, mentre il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha fatto eco alle medesime posizioni. La linea del centrodestra è apparsa compatta nel richiamare l’importanza di proteggere i servitori dello Stato che operano per l’ordine pubblico.

Le divisioni della sinistra e del Movimento 5 Stelle

Anche l’opposizione ha preso posizione, ma con sfumature diverse. Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito democratico, ha espresso vicinanza alle forze dell’ordine definendo le violenze “intollerabile”, condannando atti di violenza che colpiscono chi svolge un servizio a tutela della collettività. Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, e il leader di Europa Verde, Angelo Bonelli, hanno a loro volta condannato con forza quanto accaduto.

Più articolata la posizione del Movimento 5 Stelle, secondo cui le violenze di Chiomonte finirebbero per fare il gioco dei sostenitori della Tav, alimentando una narrazione contraria al movimento. Nel frattempo, il senatore dem Filippo Sensi ha stigmatizzato quello che ha percepito come un uso strumentale dei fatti da parte del governo, definendo “penosa” una lettura che mira a sfruttare episodi di vandalismo e guerriglia urbana per avanzare critiche trasversali all’opposizione.

Le interpretazioni del dibattito pubblico

Francesco Verderami, editorialista del Corriere della sera, ha offerto una lettura particolare degli accadimenti, identificando nei fatti di Chiomonte un collegamento mediatico con gli scontri verificatisi a Bologna in occasione della manifestazione indetta dal sindaco Matteo Lepore a seguito di una morte durante un intervento della polizia. Secondo questa interpretazione, esiste una connessione narrativa operata dai gruppi antagonisti No Tav verso le proteste più ampie di carattere urbano.

Gli scontri di Chiomonte rappresentano l’ennesimo capitolo di una contestazione che prosegue da anni attorno alla realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria. Le violenze perpetrate rimangono al centro di un dibattito politico che vede schieramenti contrapposti non tanto sulla condanna della violenza in sé, quanto sulle implicazioni e sugli utilizzi politici che derivano dai singoli episodi. Il linguaggio utilizzato dalle diverse forze politiche rivela fratture più profonde riguardanti il modo di interpretare l’ordine pubblico e la legittimità stessa della protesta.

La realtà dei fatti è che operatori delle forze dell’ordine hanno affrontato lanci di oggetti contundenti e ordigni artigianali, mentre i loro mezzi sono stati oggetto di attacchi incendiari. Questi elementi hanno carattere di gravità indiscutibile sotto il profilo della sicurezza. Tuttavia, il dibattito che ne scaturisce transcende la questione immediata della violenza per entrare in territorio di letture opposte circa le responsabilità morali e politiche delle diverse posizioni rispetto all’opera infrastrutturale.