Sigfrido Ranucci annuncia l’addio a Report dopo vent’anni: «Rifarei tutto, non mi sono mai piegato»

Sigfrido Ranucci chiude il suo ventennale a Report con un messaggio di gratitudine e determinazione.

Sigfrido Ranucci ha annunciato l’addio a Report dopo vent’anni di lavoro, con un messaggio che unisce orgoglio, dolore e gratitudine. Il giornalista, noto per la sua passione e dedizione al servizio pubblico, ha espresso la sua decisione con parole forti e sincere, sottolineando il rispetto per i principi che ha sempre difeso. «Ho scelto di difendere dei principi, di non piegare la schiena davanti a nessuno», ha scritto, rivelando una scelta legata al valore della libera informazione e al ruolo del servizio pubblico. L’annuncio, pubblicato su una fonte di informazione, ha suscitato reazioni e riflessioni su un percorso professionale durato quasi cinquant’anni, con circa 500 puntate dedicate al programma d’inchiesta.

Un bilancio di orgoglio e dolore

Ranucci ha ripercorso i ricordi del suo lavoro a Report, un programma che ha segnato la sua carriera e il rapporto con il pubblico. «Finisce una storia durata vent’anni», ha scritto, riconoscendo il peso di una conclusione che, pur immaginata, ha assunto contorni inaspettati. «L’avevo messo in conto e ho sempre cercato di immaginare come sarebbe andata: mi sono figurato tanti scenari, ma mai avrei pensato a modalità così mostruose», ha raccontato, senza entrare nel dettaglio delle circostanze, ma chiarendo la sua posizione rispetto al percorso compiuto. Il bilancio, nonostante tutto, resta quello di chi non rinnega le proprie scelte.

La promessa di resilienza

«Tuttavia non rimpiango nulla di quello che ho fatto. Rifarei tutto, perché ho scelto di difendere dei principi, ho scelto di non piegare la schiena davanti a nessuno, neppure davanti alle mie paure o incertezze», ha dichiarato Ranucci, sottolineando la sua indipendenza professionale e il suo impegno per l’informazione. La sua scelta è legata al valore della libera informazione e al ruolo del servizio pubblico, temi che hanno sempre accompagnato il suo lavoro. «L’amore per la libera informazione, l’amore per lo spirito del servizio pubblico, per la Rai», ha scritto, indicando i principi che hanno guidato il suo lavoro e il rapporto con il pubblico.

Il giornalista ha anche ricordato un momento particolarmente intenso, quello dei funerali di Agnès Lassalle, l’insegnante di spagnolo uccisa a Saint-Jean-de-Luz. «Un gesto che, racconta Ranucci, coinvolse progressivamente i presenti, trasformando il dolore individuale in un momento di condivisione collettiva», ha scritto, riferendosi al gesto di Stéphane Voirin, il compagno di Agnès. È proprio da quell’immagine che il giornalista sembra trarre una chiave per affrontare la fine di questa fase della propria vita professionale: la possibilità di trasformare la sofferenza in una nuova forma di forza.

«Trasformare il dolore in resilienza: è quello che farò, con la promessa di rivederci prima o poi», ha scritto Ranucci, lasciando aperta la porta a un futuro incontro con il pubblico che lo ha seguito per due decenni. Il messaggio si conclude con un ringraziamento rivolto a chi lo ha accompagnato lungo questo percorso, riconoscendo la passione e la dedizione di un pubblico che continua a manifestargli vicinanza. Non posso che ringraziarvi per la passione e la dedizione con cui mi avete seguito in questi anni e che, nonostante tutto, ancora oggi mi donate.