Sinistra a pezzi: tensione e piazze per ricordare Bologna e Fakir
Sinistra a pezzi: tensione e piazze per ricordare Bologna e Fakir

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La sinistra si trova a un bivio tra memoria e tensione, con la piazza di Bologna che torna al centro delle polemiche per il ricordo della strage del 2 agosto e per il caso di Abderrahim Fakir, morto nel quartiere Pilastro. La situazione si complica con accuse di delegittimazione nei confronti delle forze dell’ordine e di pressioni politiche sulle indagini. Il sindaco Matteo Lepore, insieme a esponenti della maggioranza, ha convocato la città per un corteo che dovrebbe unire il ricordo del passato con le richieste di giustizia per il presente. Tuttavia, le dichiarazioni di alcuni esponenti di sinistra, come Paolo Lambertini e Michele De Pascale, hanno alimentato un clima di tensione, evocando ricordi di passato e mettendo in discussione la credibilità delle istituzioni.
La piazza convocata per motivi di emotività
Secondo Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa e deputato democratico, la piazza va convocata per motivi di emotività, ma non si può confondere con i comportamenti di chi attacca le forze dell’ordine. «Una cosa è la piazza convocata dal sindaco, altro i delinquenti che hanno attaccato le forze dell’ordine, provocando decine di feriti fra gli agenti», ha sottolineato. L’invito a partecipare al corteo del 2 agosto, che celebra il quarantaseiesimo anniversario della strage di Bologna, è stato visto come un modo per unire due temi: la memoria del passato e la richiesta di giustizia per il caso Fakir. Tuttavia, le dichiarazioni di alcuni esponenti di sinistra, come Paolo Lambertini, hanno alimentato la tensione, con accuse di matrice fascista rivolte al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
La tensione non arriva casuale e evoca ricordi del passato. La parola «tensione» è usata in modo ricorrente e sembra richiamare schemi di protesta e di conflitto che hanno caratterizzato la politica italiana in passato. Questo ha suscitato preoccupazioni, soprattutto tra le istituzioni e i sindacati, che temono un rischio di escalation.
Le pressioni politiche e la delegittimazione delle indagini
Le famiglie delle vittime del Pilastro hanno espresso la loro fiducia nella magistratura e nella giustizia, ma hanno anche chiesto che gli accertamenti sulla morte di Fakir siano affidati a un altro corpo investigativo. L’avvocato Fabio Anselmo ha spiegato che la richiesta nasce anche dalle fortissime pressioni politiche esercitate sulla questura di Bologna. Ministri e esponenti della maggioranza si sono recati negli uffici incaricati delle indagini, proclamando pubblicamente l’innocenza degli agenti, quando gli accertamenti erano appena iniziati. Questo ha suscitato preoccupazioni nel sindacato Coisp, che ha definito le parole dell’avvocato Anselmo come una delegittimazione preventiva del lavoro della Procura di Bologna e della Squadra mobile.
La delegittimazione del lavoro delle forze dell’ordine mina la credibilità dello Stato di diritto. Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia, ha sottolineato che sostenere che la Procura non sia libera e che la Squadra mobile sia asservita alla politica non colpisce solo questo procedimento, ma mina la credibilità stessa dello Stato di diritto. La solidarietà verso gli agenti coinvolti non è un’ingerenza, ma un atto dovuto verso chi rischia la vita per la sicurezza pubblica. La verità si cerca attraverso gli atti d’indagine e non delegittimando chi è chiamato a svolgerli.
La sinistra, in questo contesto, si trova a un bivio: tra la richiesta di giustizia e la delegittimazione delle istituzioni. La piazza, come sempre, è il luogo in cui si esprime la protesta, ma anche il luogo in cui si rischia di alimentare un clima di tensione. La strage di Bologna e il caso Fakir sono due episodi che richiedono una risposta concreta, ma anche una riflessione su come la politica si confronta con le istituzioni e con la società.
