Soccorritrice racconta l’intervento di 27 ore in Sardegna: “Era vigile, ci rispondeva”
Soccorritrice in Sardegna racconta salvataggio di 27 ore: il ferito era vigile e rispondeva.
La soccorritrice Manuela Mulargia, vice delegata del Soccorso Alpino e Speleologico della Sardegna, ha raccontato l’intenso intervento di 27 ore per salvare un speleologo intrappolato in una grotta. L’uomo, 31 anni, era rimasto sepolto dopo un cedimento e ha mantenuto il contatto con i soccorritori, rispondendo alle loro domande e incoraggiandoli a continuare a scavare. L’operazione, descritta come “quasi mineraria”, ha visto la squadra impegnata in un lavoro estenuante, con difficoltà tecniche estreme e un’organizzazione precisa per garantire la sicurezza del ferito e dei volontari.
Un intervento senza precedenti
L’operazione, mai effettuata prima dalla squadra, ha richiesto competenze specializzate e un impegno senza precedenti. “Di solito interveniamo anche a centinaia di metri dall’ingresso, ma raggiungiamo il punto e recuperiamo la persona con le corde. Questa volta era diverso: sembrava di stare in miniera”, ha spiegato Mulargia. La grotta, situata nella provincia dell’Ogliastra, era strettissima e segnata da frane, rendendo l’accesso estremamente difficoltoso. I soccorritori, partiti da un punto distante un’ora di trekking, hanno dovuto scavare tra le macerie e utilizzare competenze da carpentieri, con il supporto di tecnici altamente specializzati.
Il dialogo con il ferito ha dato la forza per andare avanti. Il momento di sollievo per i volontari è arrivato dopo un’intera giornata di lavoro estenuante. Il dialogo costante tra la squadra e il ferito ha mantenuto viva la speranza da entrambe le parti. “Lui era sempre vigile, orientato e lucido. Ci rispondeva, ci chiedeva di continuare a scavare per liberarlo e ci dava persino indicazioni su come muoverci”, ha raccontato Mulargia.
Un lavoro estenuante e di squadra
La paura c’era, ma la squadra ha saputo contenerla. “Rimanere concentrati sul lavoro e sulle operazioni ti tiene occupato e ti aiuta a non farsi schiacciare dalle emozioni: in quel momento stai lottando per salvare una vita umana e devi solo dare il massimo”, ha spiegato Mulargia. L’operazione ha visto la partecipazione di circa quaranta persone, con un supporto logistico fondamentale da parte degli elicotteri dell’Aeronautica Militare e dei Vigili del Fuoco. I tecnici hanno anche fatto la strada a piedi per portare acqua e viveri, dimostrando un impegno totale per il salvataggio.
Il salvataggio è stato ripagato da un’emozione unica. Le ore di fatica, paura e lavoro di squadra sono state infine ripagate dal salvataggio del giovane. “Quando lo abbiamo visto uscire ci siamo sentiti tutti immensamente soddisfatti. Non era affatto scontato, eravamo contentissimi. Ora aspettiamo solo di poterlo abbracciare non appena si sarà ripreso e uscirà dall’ospedale”, ha concluso Mulargia, con un mix di emozione e orgoglio per l’operazione compiuta. La squadra ha dovuto operare in condizioni estreme, con un lavoro che richiedeva precisione e resistenza. “All’interno del cunicolo potevamo lavorare solo in tre alla volta: ci servivano continui turni di ricambio”, ha spiegato Mulargia. L’intero intervento ha dimostrato l’efficacia del lavoro di squadra e la determinazione dei volontari, che hanno dato il loro meglio per salvare una vita umana in una situazione estremamente complessa.
