Spesa reale delle famiglie in calo del 8,7% nonostante aumento dei prezzi

La spesa reale delle famiglie italiane cala del 8,7% tra 2019 e 2025 nonostante l’aumento dei prezzi.

La spesa reale delle famiglie italiane è calata del 8,7% tra il 2019 e il 2025, nonostante l’aumento dei prezzi. Il dato emerge dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), che ha analizzato i dati Istat, evidenziando come l’inflazione abbia modificato profondamente le abitudini di acquisto degli italiani. Sebbene la spesa nominale sia cresciuta, il potere d’acquisto si è ridotto, con una riduzione virtuale di circa 224 euro al mese per nucleo familiare.

Consumi in evoluzione: crescita di alcuni settori e calo di altri

Le abitudini di consumo degli italiani si sono trasformate in modo evidente negli ultimi anni. Da un lato cresce la spesa per il cibo, dall’altro si ridimensionano alcune voci considerate “non essenziali”, come cultura e abbigliamento. Secondo il Codacons, la spesa per ricreazione, spettacoli e cultura è diminuita del 16,7%, pari a un minor esborso di 253 euro annui a famiglia. Inoltre, abbigliamento e calzature sono in calo del 9%, con un minor esborso di circa 125 euro annui.

La spesa per alimentari è cresciuta del 25% in dieci anni

La spesa per gli alimentari è in media del 25% superiore rispetto a dieci anni fa, con un incremento di circa 1.326 euro annui a famiglia. Il balzo più marcato riguarda i piatti pronti e le preparazioni alimentari, che segnano un aumento del 254%, pari a una maggiore spesa da 307 euro annui a nucleo familiare. L’aumento dei prezzi, in particolare per materie prime come caffè e cacao, ha contribuito a questa dinamica.

Effetti dell’inflazione e dei rincari sui consumi

Il Crc attribuisce la riduzione della spesa reale ai “pesanti rincari di prezzi e tariffe” degli ultimi anni, causati da fattori come la guerra in Ucraina, la crisi energetica e i cambiamenti climatici. Questi elementi hanno portato a un aumento generalizzato dei listini al dettaglio, con effetti che si riflettono non solo sui beni considerati “discrezionali”, ma anche su voci più essenziali come alimentari e sanità. Inoltre, il Crc segnala che la spesa per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili è cresciuta del 11%, pari a +1.180 euro annui.

Le differenze territoriali: Puglia in forte calo, Umbria in controtendenza

L’impatto dei rincari non è stato uniforme sul territorio. La Puglia, ad esempio, ha registrato la più forte riduzione della spesa reale, scesa del 18,7% dal 2019. Seguono Bolzano (-17,2%) e la Calabria (-14,9%). In controtendenza, invece, l’Umbria ha visto un aumento della spesa reale del 9,9%, con Marche (+9%), Trento (+8,2%) e Abruzzo (+6,1%) a seguire. Queste differenze riflettono le diverse dinamiche economiche e sociali delle regioni. Le famiglie italiane, in sintesi, stanno modificando le proprie abitudini di spesa, riducendo alcune voci e aumentando altre, in un contesto di forte inflazione e rincari. L’analisi del Crc e del Codacons mette in luce una situazione complessa, in cui l’aumento della spesa in euro non coincide necessariamente con un aumento dei consumi, ma piuttosto con una redistribuzione delle priorità e una maggiore attenzione al potere d’acquisto.