Taring Padi presenta a Venezia una “contromostra” di resistenza e solidarietà

A Venezia, il collettivo Taring Padi presenta una mostra di resistenza e solidarietà, in dialogo con movimenti globali.

Un grande banner di arte politica a Venezia, con slogan anti-fascisti e manifestanti
Un grande banner di arte politica a Venezia, con slogan anti-fascisti e manifestanti

A Venezia, il collettivo indonesiano Taring Padi ha presentato una “contromostra” che si colloca in contrasto con le istituzioni artistiche tradizionali, come la Biennale. L’evento, realizzato in collaborazione con Sale Docks e l’Institute of radical imagination, si svolge sulle Zattere e si conclude a luglio. L’opera, intitolata People’s Justice, è un grande banner che rappresenta la forza collettiva e la resistenza politica, con due draghi che si uniscono a formare una montagna simbolo di unità. La scritta in basso, «Abolish fascism, organise autonomy», e i cartelli con slogan come «Ice out» e «No to the genocide pavillion at the Biennale» esprimono una critica alle politiche di genocidio e al potere oppressivo.

Un lavoro su due versanti paralleli

«Noi facciamo da sempre un lavoro su due versanti paralleli», spiega Marco Baravalle, curatore di Sale Docks. «Quello dell’organizzazione delle lotte dei lavoratori dell’arte e quello della nostra progettualità curatoriale». Questo doppio approccio si riflette nella mostra, che non solo presenta opere artistiche, ma anche un impegno diretto con movimenti e associazioni a livello globale. L’interazione continua con collettivi come il Movimento Sem Terra in Brasile, la Casa do Povo a São Paulo, o i movimenti aborigeni australiani di origine noongar, è un elemento chiave del lavoro di Taring Padi.

Un’arte legata alla politica

Per i Taring Padi, l’arte è sempre stata strettamente legata alla dimensione politica. «Noi abbiamo pensato che ci fosse bisogno di una forza artistica e culturale per portare avanti lo spirito di queste lotte», racconta Alexander Supartono, uno dei membri fondatori del collettivo. Il lavoro del collettivo, che oggi vive a Newcastle, si basa su una collaborazione con artisti e attivisti da tutto il mondo. L’opera People’s Justice, esposta a Kassel nel 2022, aveva suscitato controversie per l’immagine di un personaggio ebreo ortodosso con il simbolo delle SS e un membro del Mossad con il muso di un maiale. L’opera era stata coperta e aveva portato a critiche e dimissioni di alcuni dirigenti.

La mostra a Venezia, realizzata in stretto dialogo con lo spazio sociale Morion, include anche un murale che mette insieme le battaglie degli attivisti veneziani con quelle globali, come quelle degli zapatisti, del popolo curdo e della Palestina. «La produzione del murale è un momento partecipativo, aperto a tutti», spiega Ladija Triana Dewi, tra le artiste in residenza a Venezia. «Chiunque poteva venire e disegnare delle parti o colorare. Per noi è bello che le persone si uniscano e contribuano al lavoro».

La mostra, che si svolge in un momento di forte crisi delle istituzioni artistiche, rappresenta un tentativo di costruire spazi indipendenti e alternativi. «Ci troviamo in un momento di forte crisi delle istituzioni artistiche», continua Baravalle. «E per questo crediamo che ci sia bisogno di spazi artistici che vengano costruiti attraverso altre dinamiche, il più possibile indipendenti da questo sistema». La mostra è anche un’occasione per ricordare le lotte passate e presenti, come quelle contro le grandi navi e per la difesa della laguna veneziana.

Nella Venezia sommersa, l’arte è lo specchio liquido del mondo, e il lavoro di Taring Padi ne è un esempio vivente. Con opere realizzate in collaborazione con artisti e movimenti da tutto il globo, il collettivo continua a esprimere una voce di resistenza e solidarietà, in dialogo con le lotte globali.