Trump prepara nuovi dazi fino al 12,5% su 60 Paesi, cresce la tensione commerciale

Trump annuncia dazi fino al 12,5% su importazioni da 60 Paesi e punta ai farmaci generici. Usa nuova base giuridica per aggirare pronuncia della Corte Suprema.

Scrivania della Casa Bianca con documenti su dazi commerciali e bandiera americana sullo sfondo
Scrivania della Casa Bianca con documenti su dazi commerciali e bandiera americana sullo sfondo

Donald Trump annuncia una nuova ondata di dazi sulle importazioni che coinvolgerebbe fino a 60 Paesi con tariffe fino al 12,5%. La mossa rientra in una strategia commerciale più ampia che include anche provvedimenti specifici nei confronti del settore farmaceutico, in particolare dei farmaci generici, con scadenza fissata al primo agosto 2026. La Casa Bianca intende introdurre le nuove tariffe già nei prossimi giorni, ricorrendo però a una base giuridica differente rispetto a quella utilizzata in passato, in seguito alla bocciatura della Corte Suprema degli Stati Uniti nei confronti di precedenti provvedimenti di questo tipo.

La strategia del presidente americano rappresenta un’intensificazione della pressione su molteplici fronti commerciali. L’amministrazione non intende arretrare dalle iniziative già intraprese, ma semmai ampliarle e diversificarle. La scelta di una diversa base normativa rispetto al passato suggerisce un tentativo di superare i vincoli costituzionali evidenziati dalla magistratura suprema. Questo approccio legale permette di aggirare le decisioni sfavorevoli pronunciate in precedenza, mantenendo comunque l’obiettivo di aumentare le barriere tariffarie su un ampio numero di nazioni commerciali.

La strategia della “Most Favored Nation” per i farmaci

Accanto ai dazi generalizzati, Trump rilancia la pressione su Big Pharma attraverso l’implementazione della cosiddetta clausola della nazione più favorita, nota come MFN. Questo meccanismo, già introdotto negli Stati Uniti per la vendita di farmaci oltreoceano, mira a vincolare i prezzi dei medicinali domestici a quelli praticati in altri mercati internazionali, creando di fatto un tetto al costo dei medicinali per i consumatori americani.

Il sistema MFN rappresenta una forma di regolazione indiretta che non ricorre necessariamente a dazi o tariffe tradizionali, ma sfrutta il meccanismo dei prezzi comparativi tra mercati. Questa strategia colpisce in modo particolare i farmaci generici, con l’introduzione di nuove tariffe prevista dal primo agosto 2026. L’operazione risponde a un duplice obiettivo: da un lato contenere la spesa farmaceutica domestica americana, dall’altro applicare pressioni commerciali su quei Paesi che producono e esportano farmaci generici a costi inferiori rispetto al mercato statunitense.

I farmaci generici rappresentano una quota rilevante del mercato globale dei medicinali, e molti Paesi in via di sviluppo o con economie emergenti hanno sviluppato capacità produttive significative in questo segmento. Le tariffe aggiuntive potrebbero avere effetti a catena sulla disponibilità di questi medicinali più accessibili per il mercato americano e mondiale.

La tensione commerciale globale e il nuovo contesto normativo

L’ampliamento della strategia tariffaria di Trump riflette una concezione della politica commerciale fondata su una logica di squilibrio percepito. Le importazioni da numerosi Paesi vengono considerate come una minaccia ai settori produttivi domestici americani, e i dazi vengono presentati come uno strumento di protezione economica nazionale. Tuttavia, la scelta di ricorrere a una base giuridica diversa da quella precedentemente utilizzata testimonia anche i limiti costituzionali che l’amministrazione ha dovuto affrontare.

La decisione della Corte Suprema di bocciare i provvedimenti tariffari precedenti aveva creato un ostacolo normativo che la Casa Bianca intendeva superare. Il nuovo approccio legale rappresenta pertanto un tentativo di operare all’interno dei vincoli costituzionali, mantenendo però l’effetto sostanziale delle barriere tariffarie. Questo indica una strategia consapevole dei limiti legali, ma determinata a proseguire comunque sulla strada dell’aumento delle tariffe commerciali.

La tensione commerciale che ne deriva coinvolge sia i partner commerciali tradizionali degli Stati Uniti che i principali esportatori di farmaci generici. I 60 Paesi interessati dai nuovi dazi dovranno confrontarsi con una ritorsione commerciale che potrebbe influenzare significativamente i loro flussi di export verso il mercato americano. Le conseguenze potrebbero riflettersi anche sui prezzi dei beni importati e, indirettamente, sull’inflazione domestica americana, creando un equilibrio complesso tra protezione interna e effetti economici secondari.