Il 28 agosto 1939, Jaujard salvò la Gioconda chiudendo il Louvre

Il 28 agosto 1939, Jacques Jaujard salvò la Gioconda chiudendo il Louvre e mettendo in salvo opere d’arte.

Un uomo chiude il Louvre e salva la Gioconda, opere d'arte vengono trasportate in sicurezza
Un uomo chiude il Louvre e salva la Gioconda, opere d’arte vengono trasportate in sicurezza

Il 28 agosto 1939, Jacques Jaujard, allora vicedirettore dei Musei nazionali francesi, decise di chiudere il Louvre per salvaguardare le opere d’arte da un’eventuale invasione nazista. L’azione, apparentemente semplice, fu in realtà un’operazione segreta e complessa che portò alla messa in salvo di migliaia di capolavori, tra cui la Gioconda. L’episodio, avvenuto sei giorni prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, rimane un esempio di coraggio e determinazione in un momento di grande incertezza.

Un piano di salvataggio inaudito

Il 25 agosto 1939, Jaujard fece appendere un cartello all’ingresso del Louvre avvisando i visitatori che il museo sarebbe rimasto chiuso per alcuni giorni a causa di lavori urgenti. Subito dopo, decine di uscieri, guide, impiegati e professori dell’Accademia diedero inizio in segreto alla più grande operazione di salvataggio dei maggiori capolavori dell’arte. L’obiettivo era proteggere le opere minacciate dal sicuro arrivo dei nazisti e dalle bombe che presto sarebbero cadute su Parigi. La «Gioconda» di Leonardo fu il primo quadro ad essere portato via. Su ogni cassa era dipinto un cerchio, il cui colore ne indicava il valore: giallo per le opere di pregio, verde per le più importanti, rosso per i capolavori. Sulla cassa della «Monna Lisa» vennero dipinti tre cerchi rossi. La tela fu trasferita a Chambord, ma durante la guerra fu spostata per sicurezza più volte.

Un uomo solo, circondato da persone fidate

Jaujard, nel corso della guerra, si prese cura di ogni opera messa al sicuro. Spostava quadri e statue quando pensava che fossero in pericolo, procurava stufette per proteggere dall’umidità quelle più antiche, come lo «Scriba rosso» egizio, un fragile vecchio di 4000 anni. Doveva combattere su due fronti: i nazisti e il governo collaborazionista di Vichy.

Ma riuscì a vincere la sua guerra segreta: nel 1944 tutti i capolavori tornarono a Parigi, senza il minimo danno. Jaujard aveva aiutato anche molti collezionisti privati, i David-Weill, i Jacobson, i Levy e i Bernheim, a mettere in salvo le loro opere. Verso la fine della guerra la Resistenza gli mandò in aiuto uno dei suoi migliori elementi, nome in codice «Mozart», nota attrice francese biondo platino, che aveva recitato con Jean Renoir prima di passare alla clandestinità. Divennero amanti e guardarono insieme dalla finestra i nazisti che lasciavano sconfitti Parigi.

La grande statua della «Vittoria alata di Samotracia» fu l’ultimo capolavoro a lasciare il museo, il 1° settembre, nelle ore in cui i tedeschi invadevano la Polonia. I dipinti più grandi, come «Le Nozze di Cana» del Veronese, vennero portati via arrotolati, mentre «La zattera della Medusa» di Géricault fu caricato sui camion così com’era, protetto solo da un lenzuolo. L’operazione coinvolse 203 veicoli, in 37 convogli diretti verso i castelli della Loira o anonimi paesi di campagna, lontani dagli obiettivi di Hitler.