Vigili urbani di Milano coinvolti in inchiesta per arresti illegittimi e peculato

Cinque vigili urbani di Milano arrestati per aver organizzato un arresto illegittimo di un pusher, con accuse di peculato e falso ideologico.

Cinque vigili urbani di Milano arrestati per aver organizzato un arresto illegittimo di un pusher, con accuse di peculato e falso ideologico
Cinque vigili urbani di Milano arrestati per aver organizzato un arresto illegittimo di un pusher, con accuse di peculato e falso ideologico

La commissaria Ilenja Sabato e quattro agenti della polizia municipale di Milano sono stati arrestati per aver organizzato un arresto illegittimo di un pusher, con accuse di peculato e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale. L’episodio risale al 16 luglio e ha visto un mezzo chilo di hashish venduto da un uomo, il quale è stato bloccato in modo non conforme alle procedure. Il gip Elio Sparacino ha sottolineato che i cinque vigili, definiti «infedeli servitori dello Stato», hanno agito «facendo spregio delle più basilari regole di deontologia e correttezza professionale».

Arresti illegittimi e falsificazione di atti

L’indagine ha rivelato che l’arresto del pusher era stato organizzato nei minimi dettagli, con l’obiettivo di trarre in arresto un soggetto con precedenti specifici. Il verbale dell’arresto, firmato da Sabato e dagli agenti Denni Dileo e Vincenzo Compagnone, è risultato falsificato. La compratrice, che aveva acquistato 2 grammi di fumo, è risultata essere una figura falsa e ora è indagata a sua volta. Il pusher, invece, ha improvvisamente dato alla fuga dopo essere stato avvicinato da un agente in borghese, che gli ha chiesto se avesse un accendino e subito dopo l’ha ammanettato.

La falsa compratrice e il falso arresto sono elementi chiave dell’indagine.

Indagini su precedenti e supporto esterno

La procura indaga sui possibili precedenti degli indagati, che avrebbero già operato in modo illegittimo in altre occasioni. Il gip Sparacino ha segnalato che sono stati prodotti atti d’indagine relativi ad altri due arresti, dimostrando come i vigili siano soliti agire in assenza dei presupposti di legge e falsificare gli atti. Inoltre, durante l’arresto del 16 luglio, la telecamera che avrebbe inquadrato la scena si è improvvisamente bloccata, ma è tornata a funzionare grazie a un comando dato da remoto, indicando un possibile supporto esterno.

La telecamera bloccata e il comando da remoto suggeriscono un coinvolgimento esterno.

La squadretta di vigili di Milano, composta da Sabato e i suoi agenti, è stata accusata di aver violato le regole di deontologia e correttezza professionale. L’inchiesta, avviata dal pm Giovanni Tarzia, ha portato all’arresto di cinque persone, tra cui un ex coinvolto in un caso precedente riguardante una transgender. L’episodio ha suscitato preoccupazioni per la correttezza delle procedure di arresto e la gestione delle indagini da parte dei vigili urbani.

La squadretta, composta da Sabato, 43 anni, e i suoi agenti Denni Dileo, 27 anni, Mattia Rignanese, 28 anni, Rosario Piscopo, 35 anni, e Vincenzo Compagnone, 54 anni, è stata accusata di aver organizzato un arresto illegittimo per trarre in arresto un soggetto con precedenti. L’episodio ha visto un pusher che aveva appena venduto un mezzo chilo di hashish, ma è fuggito dopo essere stato avvicinato da un agente in borghese. L’indagine ha rivelato che il verbale dell’arresto era falsificato e che la compratrice era una figura falsa.

La procura indaga anche sui possibili precedenti degli indagati, che avrebbero già operato in modo illegittimo in altre occasioni. Il gip Sparacino ha segnalato che sono stati prodotti atti d’indagine relativi ad altri due arresti, dimostrando come i vigili siano soliti agire in assenza dei presupposti di legge e falsificare gli atti. L’inchiesta ha portato all’arresto di cinque vigili urbani, tra cui un ex coinvolto in un caso precedente riguardante una transgender. La squadretta di vigili di Milano è stata accusata di aver violato le regole di deontologia e correttezza professionale. L’inchiesta, avviata dal pm Giovanni Tarzia, ha portato all’arresto di cinque persone, tra cui un ex coinvolto in un caso precedente riguardante una transgender. L’episodio ha suscitato preoccupazioni per la correttezza delle procedure di arresto e la gestione delle indagini da parte dei vigili urbani.