Adriano Cappellari, cronista vicentino, indagato per simulazione di reato e calunnia
Il giornalista Adriano Cappellari, collaboratore del settimanale L’Altopiano, è indagato per simulazione di reato e calunnia dopo aver denunciato un incendio e minacce a sé e a personaggi pubblici.

Il giornalista Adriano Cappellari, collaboratore del settimanale L’Altopiano di Enego (Vicenza), è stato indagato per simulazione di reato e calunnia dopo aver denunciato un incendio e minacce a sé e a personaggi pubblici. L’episodio si è verificato il 30 maggio scorso, quando il cronista ha segnalato un rogo al portone di casa e la ricezione di lettere anonime con minacce rivolte a lui, alla premier Giorgia Meloni e al parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello. Le indagini, coordinate dai carabinieri di Bassano del Grappa su ordine della procura di Vicenza, hanno portato a una perquisizione personale, domiciliare e informatica nella sua abitazione, dopo che le telecamere private hanno ripreso un uomo a volto coperto che ha innescato un pacco esplosivo davanti alla casa del cronista.
Le minacce e l’incendio: un caso che si complica
Le contestazioni riguardano proprio l’episodio che Cappellari aveva denunciato: l’incendio al portone di casa e le minacce scritte indirizzate a lui, alla premier e al parroco di Caivano. I carabinieri hanno ricostruito l’evento, verificando l’acquisto su una piattaforma di e-commerce di bombole di gas e alcol etilico da parte del giornalista. Le immagini delle telecamere hanno rivelato una persona di altezza compresa tra 1,69 e 1,75 metri, in tuta da ginnastica, che ha lasciato sul posto bombole di gas e un messaggio di minacce. La procura ha sottolineato che l’altezza del giovane è compatibile con quella della persona ripresa dalle telecamere e con quelle del rientro a casa di Cappellari, inquadrato alle 23.11 e alle 23.35 mentre filma con il cellulare le fasi finali dello spegnimento dell’incendio.
Le indagini hanno anche rivelato che don Patriciello aveva ricevuto un messaggio simile il 14 febbraio, con insulti rivolti a lui, a Cappellari e alla stessa Meloni. Il caso si è aggravato nella notte tra il 30 e il 31 maggio, quando ignoti hanno lanciato bottiglie incendiarie contro la casa del cronista, lasciando sul posto bombole di gas e un messaggio di minacce. Le telecamere private hanno ripreso un uomo a volto coperto, come riferiva il sito dell’Altopiano. La procura ha espresso l’idea che Cappellari avrebbe inventato tutto, ma le indagini continuano a cercare le prove che possano chiarire la verità.

La solidarietà e la scorta: un caso che coinvolge più figure
Dopo l’incendio, Cappellari ha ricevuto solidarietà da personaggi pubblici come l’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia e la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola. La premier Giorgia Meloni ha inviato un messaggio di solidarietà, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha telefonato al cronista in segno di vicinanza. Una settimana dopo l’episodio, il giornalista è stato assegnato una scorta di quarto livello, con un’auto non blindata e due carabinieri. Una situazione un po’ pesante, devo abituarmi, però almeno mi sento più sicuro, ha commentato Cappellari, auspicando che venisse «trovato presto il responsabile».
Le indagini hanno anche rivelato che don Patriciello aveva ricevuto un messaggio simile il 14 febbraio, con insulti rivolti a lui, a Cappellari e alla stessa Meloni. Il caso si è aggravato nella notte tra il 30 e il 31 maggio, quando ignoti hanno lanciato bottiglie incendiarie contro la casa del cronista, lasciando sul posto bombole di gas e un messaggio di minacce. Le telecamere private hanno ripreso un uomo a volto coperto, come riferiva il sito dell’Altopiano. La procura ha espresso l’idea che Cappellari avrebbe inventato tutto, ma le indagini continuano a cercare le prove che possano chiarire la verità.
