Sánchez espelle migranti in Africa con centri di detenzione in Mauritania
Sánchez espelle migranti in Africa con centri di detenzione in Mauritania, denunce di violazioni dei diritti umani.

Il governo spagnolo, guidato dal premier Pedro Sánchez, ha continuato a espellere migranti in Africa, con centri di detenzione istituiti in Mauritania che hanno suscitato preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani. Secondo cronache e testimonianze, decine di migliaia di migranti sono stati espulsi nel corso del 2025, con l’assistenza attiva delle autorità spagnole. Le strutture, aperte a Nouakchott e Nouadhibou, sono state definite «centri di detenzione» da giornalisti e media locali, che hanno segnalato condizioni spaventose e un sistema di classificazione e restituzione che trasforma i corpi in file.
Centri di detenzione in Mauritania
I due hub, costruiti con finanziamenti europei e supporto della Fiap, sono stati formalmente destinati alla «prima accoglienza temporanea», ma sono stati rivelati come luoghi di detenzione. I migranti vengono fermati da pattuglie congiunte spagnole e mauritane, registrati e successivamente deportati. I dati biometrici raccolti non sono solo statistici, ma fanno parte di un sistema di tracciamento per le forze dell’ordine. Confluiscono in un sistema di classificazione e restituzione. Trasformano i corpi in file, ha scritto un reportage di El País.
Le autorità mauritane, con il supporto di Madrid, utilizzano fondi europei per espellere i migranti, spesso abbandonandoli al confine con il Mali. I giornalisti hanno identificato agenti spagnoli che visitavano i centri di detenzione, condividendo liste di detenuti con la polizia. «In questi centri, le autorità compilano liste di detenuti che saranno successivamente deportati e le condividono con la polizia», ha riferito El País. Anche un documento interno dell’Unhcr ha segnalato che 305 persone avevano denunciato violazioni dei diritti umani, tutte espulse dalla Mauritania.
Collaborazione tra Madrid e autorità locali
Nonostante le dichiarazioni del premier Sánchez, che ha sostenuto una visione «più ampia» e una collaborazione con i Paesi d’origine, le operazioni di espulsione continuano. Il governo spagnolo non ha confermato né smentito le espulsioni nel deserto, né l’utilizzo di veicoli acquistati con fondi spagnoli. Sánchez critica l’Italia per voler gestire migranti irregolari in Stati extra UE, ma sostiene il «contenimento anticipato» con fondi e mezzi con la Commissione europea. Le associazioni umanitarie e i media locali hanno espresso dubbi su tali pratiche. «Bella ipocrisia», ha commentato un osservatore, riferendosi al rispetto per le popolazioni in movimento verso l’Europa. I migranti, spesso privi di diritti, vengono trattati come semplici dati, con il loro destino deciso da un sistema che non tiene conto delle loro aspettative. Coloro che vengono ritenuti idonei alla protezione possono chiedere asilo, mentre gli altri vengono deportati, ha riferito un media digitale arabo.
Le operazioni di espulsione, condotte con la collaborazione attiva di Madrid, continuano a suscitare preoccupazioni. Mentre il governo spagnolo promuove una visione «più ampia» e una collaborazione con i Paesi d’origine, le realtà sul terreno mostrano un sistema di detenzione e espulsione che non rispetta i diritti umani. La situazione rimane complessa e non risolve i problemi di migrazione, ma ne crea nuovi, con conseguenze gravi per chi si trova in mezzo a questa dinamica.
