Puglia, boom di produzione ma vendite ferme: la sfida del vino del futuro
La Puglia produce record di vino, ma le vendite restano ferme. L’enologo Teodoro D’Apolito spiega come il mercato del vino si trasforma.

La Puglia, regione italiana leader nella produzione di vino, registra un boom di produzione, ma le vendite restano ferme. Nel 2024 la produzione regionale è cresciuta del 17%, raggiungendo 8,1 milioni di ettolitri, contro un aumento medio nazionale del 13%. Nel 2025 la stima è salita a oltre 8,4 milioni di ettolitri, confermando la regione al secondo posto in Italia per volumi. Tuttavia, il mercato non segue questa crescita: le cantine faticano a vendere, segnando un paradosso che coinvolge una delle regioni vitivinicole più importanti d’Italia.
Un mercato in stallo
Il problema non è solo quantitativo, ma anche qualitativo. L’offerta è esplosa, ma la domanda ha iniziato a contrarsi. L’incremento di vigneti, con un aumento di circa 6.000 ettari negli ultimi tre anni, ha creato un disallineamento tra offerta e domanda. Teodosio D’Apolito, enologo fondatore di Vinifare Group, spiega che “molti hanno impiantato vigneti mentre fisiologicamente la domanda stava calando”. Questo disallineamento tiene il mercato in una fase di stallo, con un mercato che non si evolve come la produzione. Le cantine vincenti non saranno quelle che producono il vino migliore, ma quelle che costruiscono un’esperienza. Il vino non sarà più soltanto una bottiglia: sarà territorio, ospitalità, cultura, turismo e racconto. Dovrà avere uno storytelling autentico, legato alla vera cultura dei luoghi e capace di restituire la storia delle comunità, non semplicemente di inventarla.
Le nuove esigenze dei consumatori
Il cambiamento climatico e l’attenzione crescente alla salute stanno trasformando i comportamenti dei consumatori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’alcol come cancerogeno di Gruppo 1, accanto al cibo ultra-processato. Questo ha portato a una riduzione del consumo pro capite di vino e a una crescente domanda di vini a bassa gradazione alcolica o alternative come il low o lo zero alcol. I nuovi consumatori sono più sensibili agli effetti dell’alcol e più attenti all’apporto calorico di alimenti e bevande.
Il cambiamento climatico ha aggiunto un’ulteriore variabile: le estati sempre più calde nel Nord Europa hanno stagionalizzato anche lì il consumo di vino rosso. “Se andiamo in Svizzera o in Norvegia in estate, nemmeno i norvegesi consumano più il vino rosso perché fa caldo anche lì”, osserva D’Apolito. Questo ha portato a un cambiamento nei modi di consumo e nell’approccio: i consumatori cercano bianchi o rosati, per cui inevitabilmente bisogna innovare per incrociare queste nuove esigenze.
Il vino del futuro non nascerà solo in cantina: nascerà nelle abitudini dei consumatori. D’Apolito sottolinea che il mercato del vino si trasforma, e le cantine devono adattarsi. “Così come Darwin ci diceva che il più adatto riesce a sopravvivere, io credo che questo sia il momento in cui bisogna adattarsi al meglio rispetto al mercato, preservando le origini, partendo dalla tradizione, ma andando a incontrare le nuove esigenze di consumo”, afferma.
La Puglia ha già dimostrato di saper fare il salto qualitativo una volta, trasformandosi da fornitore anonimo di vini da taglio a protagonista riconoscibile sui mercati internazionali. Farlo una seconda volta, tra consumi in calo, cambiamento climatico e nuove sensibilità verso l’alcol, è una sfida di ordine diverso. Richiede enologi disposti a sperimentare, cantine disposte ad ascoltarli e un sistema che smetta di premiare solo chi conserva e cominci a valorizzare anche chi innova.
