Braccialetto elettronico, il veneziano: «Non ho mai ricevuto allarmi, ma ho dovuto cambiarlo 16 volte»
Un veneziano racconta le problematiche del braccialetto elettronico: 16 dispositivi in 17 mesi, nessun allarme e episodi di vicinanza con la ex.

Un uomo residente in un comune della provincia lagunare ha raccontato di aver dovuto cambiare 16 dispositivi elettronici in 17 mesi, senza mai ricevere alcun allarme. L’esperienza, raccontata a una testata locale, mette in luce le criticità del sistema di controllo per i soggetti sottoposti a misure cautelari. L’uomo, in carcere per un mese per un episodio di stalking, ha spiegato come il braccialetto non abbia mai suonato quando era a pochi metri dalla sua ex moglie, nonostante il divieto di avvicinamento entro 500 metri.
Un sistema non sempre funzionante
«In 17 mesi ne ho dovuti cambiare 16, alcuni si sono rotti, altri non funzionavano. E ogni volta sono stato io a presentarmi dai carabinieri per raccontare del problema, del guasto di turno. In caserma non è mai scattato alcun allarme, da quello che mi hanno detto», ha spiegato l’uomo. La sua contestazione non critica tanto il momento in cui il dispositivo inizia a trillare, ma piuttosto tutti quegli episodi in cui avrebbe dovuto e, invece, è rimasto silente. «Non serve a niente – spiega il veneziano – L’altro giorno il cinturino si è spezzato perché sono caduto dalla scala, mentre montavo una tenda nuova. Non è successo nulla: non ha suonato, non è partita nessuna segnalazione alle forze dell’ordine, niente. Avrei potuto fare qualsiasi cosa, a quel punto. Invece sono corso di mia spontanea iniziativa alla stazione dei carabinieri per raccontare l’episodio, per chiedere una sostituzione. E loro mi hanno confermato di non aver ricevuto nessun allarme per l’accaduto».
Una controversia giudiziaria e un divieto di avvicinamento
La vicenda ha avuto inizio lo scorso anno, quando l’uomo ha iniziato una controversia giudiziaria con la donna che era stata sua moglie e con cui ha avuto un figlio, oggi più che maggiorenne. «Era marzo del 2025, abbiamo avuto l’ennesimo feroce litigio e lei mi ha imposto di andare via di casa – racconta lui – Il giorno dopo ho fatto le valigie e me ne sono andato, ma ho anche contattato un avvocato. Lei ha fatto lo stesso e, nel giro di pochissimo, ho ricevuto una denuncia per maltrattamenti in famiglia».
Una querela di questo genere procede a tappe forzate e, se la parte che si dichiara offesa conferma le accuse, la misura cautelare arriva rapidamente. «Il giudice ha deciso di predisporre un divieto di avvicinamento entro i 500 metri da lei. Noi abitavamo in un paese piuttosto piccolo, rispettare questo genere di prescrizione sarebbe stato complicatissimo restando entrambi nello stesso posto e, per questo, ho preso casa in un Comune vicino», ha spiegato.
Il sistema non ha mai segnalato la vicinanza con la ex. L’uomo ha spiegato come, nonostante il divieto di avvicinamento, sia capitato di trovarsi a pochi metri da lei per motivi professionali. «E qui sono partiti i problemi: capitava di essere in zona per motivi professionali e incrociare per caso la mia ex: non era certo voluto, ma succedeva. È capitato quattro volte, ogni volta lei ha denunciato l’accaduto e, alla fine, questa serie si è tradotta in una condanna per stalking che mi ha fatto finire in carcere per un mese. Il punto è che il braccialetto non ha mai suonato per avvisarmi che ci stavamo avvicinando. E senza il sistema di controllo, io stesso come faccio a evitare di incontrarla per errore, lungo la strada?».
Un caso emblematico ha visto i due ex coniugi a pochi metri di distanza. Il caso più contestato ha visto i due ex coniugi scoprirsi a pochi metri di distanza, lei in palestra e lui al supermercato: «Sono stato raggiunto dai carabinieri, mi hanno detto che stavo violando l’ordine del giudice. Ma io come potevo sapere che all’interno di un altro locale, dietro una porta chiusa, ma entro 500 metri, si trovava lei? Ha chiamato i militari perché mi ha visto alle casse, ma neppure in quel caso la cavigliera si era attivata».
