Truffa dei like, un veneziano denuncia un giro di frodi per mezzo milione di euro

Un giro di truffe online scoperto in Veneto, con vittime e denaro sottratti a decine di persone.

Un gruppo di truffatori online si è appropriato di circa mezzo milione di euro, con vittime in tutta Italia
Un gruppo di truffatori online si è appropriato di circa mezzo milione di euro, con vittime in tutta Italia

Un giro di truffe online, denominato “truffa dei like” o “task scam”, ha visto coinvolte decine di persone in tutta Italia, con un bottino stimato in circa mezzo milione di euro. Il sistema, scoperto da un professionista veneziano, si basava su compiti semplici come mettere un “mi piace” o recensire alberghi e canali social, con compensi minimi ma accumulabili. Il veneziano, dopo aver iniziato a collaborare, ha denunciato la truffa e ha fornito informazioni utili alle autorità. Le indagini, condotte dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale del Veneto, hanno portato alla smantellatura di una rete criminale composta da sette individui, tra italiani e stranieri, residenti in diverse regioni.

Il sistema di truffa: lavoro finto e investimenti falsi

Il sistema proponeva alle vittime una forma di lavoro “flessibile”, con compiti semplici e compensi tra i due e i cinque euro per ogni incarico completato. I soldi venivano accreditati su un conto online appositamente aperto per il collaboratore. Tuttavia, quando il totale raggiungeva circa trecento euro, la presunta “agenzia” proponeva un salto di qualità: l’accesso alla società “madre”, con un investimento come prova di fiducia, tra mille e diecimila euro. Intanto, i conti venivano congelati, si parlava di sanzioni, tasse di sblocco o commissioni, ogni pretesto andava bene. Una volta svuotato il portafoglio della vittima, i responsabili si volatilizzavano.

Le indagini e i risultati

Le indagini, condotte dal primo dirigente Antonio Caliò e coordinate dal pubblico ministero Stefano Strino, hanno ricostruito lo schema messo in piedi dai truffatori, portando alla rintracciatura di sette nomi. Tra i coinvolto c’è un professionista veneziano, che ha denunciato la truffa e ha fornito informazioni utili alle autorità. Gli investigatori del Cosc hanno risalito la filiera dei prestanome e dei promotori della frode, arrivando a sette nomi: uno straniero e sei italiani, residenti in diverse regioni. I responsabili sono stati denunciati a piede libero, e le loro abitazioni sono state ispezionate, con sequestri di computer, hard disk, cellulari e tablet.

Il sistema si basava su un’idea apparentemente ghiotta: guadagnare con compiti minimi, ma con un’inganno che portava a investimenti falsi e scomparsa dei responsabili. Il primo contatto avveniva attraverso la messaggistica di un social network, come Facebook o Instagram, o direttamente su WhatsApp, per dare l’impressione di una maggiore confidenza. La proposta era formulata in toni entusiastici ma precisi, con il nome di una sedicente società di comunicazione presentato come garanzia di affidabilità. Il veneziano, dopo aver iniziato a collaborare, ha mangiato la foglia e ha prodotto una segnalazione ben documentata, consegnando nelle mani della sezione operativa del Cosc informazioni utili per smascherare la rete criminale.

Le indagini continuano, tanto per risalire ad altri complici quanto per raggiungere tutte le vittime del raggiro. Il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale del Veneto ha recentemente smascherato e smantellato una rete criminale specializzata nella truffa dei like. Il gruppo di imbroglioni, operativi online e disseminati per mezza Italia, era già riuscito ad accumulare circa 500 mila euro di bottino, sottratti a decine di persone. La stima del bottino è però parziale, visto che gli accertamenti sono ancora in corso.