Australia impone requisiti umani per le canzoni in classifica
Australia impone requisiti umani per le canzoni in classifica, escludendo le generative AI.

La Australia ha introdotto nuove regole per le sue classifiche musicali, richiedendo che le canzoni in classifica siano eseguite da un essere umano. La decisione, annunciata da ARIA (Australian Recording Industry Association), implica che le tracce generate interamente da intelligenza artificiale non saranno più considerate valide per le classifiche ufficiali né per i premi ARIA. La misura segue le linee guida pubblicate a luglio dall’International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), che ha definito che una canzone deve essere “sostanzialmente umana” per essere ammessa in classifica. La decisione è stata ispirata da una versione AI di una canzone di Madonna, che ha trascorso 16 settimane nella top 20 australiana.
Una regola precisa, non un divieto totale
Le nuove regole non rappresentano un divieto totale per l’uso dell’AI, ma stabiliscono che solo le tracce interamente generate da software non saranno ammesse. Secondo ARIA, una canzone è idonea se “umani hanno scritto la canzone e eseguito la voce principale e gli strumenti principali”. Questo significa che l’AI può essere utilizzata per compiti come mastering, drum machines o auto-tune, ma non per la voce principale o la composizione. La regola si applica a partire da lunedì, e non è retroattiva. La canzone che ha scatenato la decisione, una versione AI di “Like a Prayer” di Madonna, si trova al quarto posto nella classifica australiana.
Un dibattito interno all’industria
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti all’interno dell’industria musicale australiana. Mentre alcuni, come la produttrice Josh Fawaz, hanno sottolineato l’importanza di mantenere la natura umana dell’arte, altri, come Dr Dre, hanno espresso dubbi sull’effettiva minaccia dell’AI. “Le persone che hanno difficoltà a creare si sentono minacciate”, ha detto Dr Dre, sottolineando che l’AI non è un pericolo per chi è in grado di produrre musica. Al contrario, Alexis Weaver, una compositrice e docente del Sydney Conservatorium of Music, ha definito la decisione un “passo avanti significativo”, ma ha anche riconosciuto che il dibattito è emozionante e complesso per molti musicisti.
Non tutti, però, condividono l’approccio di ARIA. Il duo Peking Duk, ad esempio, ha riconosciuto l’AI come una strada per far riprodurre le loro canzoni in radio, ma ha anche espresso preoccupazioni sull’effetto della tecnologia sulla “esperienza umana”. Allo stesso tempo, la regola non è stata adottata da altri paesi europei, sebbene la Germania abbia già preso provvedimenti legali contro l’uso non autorizzato dell’AI nella musica. La decisione australiana potrebbe rappresentare un precedente importante per il resto del mondo.
La questione non si limita alle classifiche: le piattaforme di streaming, come Apple Music, Spotify e TIDAL, hanno già introdotto misure per etichettare le canzoni generate da AI, senza però vietarle. La decisione di ARIA, quindi, non riguarda ciò che gli ascoltatori possono sentire, ma ciò che viene considerato un “successo” e riceve riconoscimenti. La sfida ora è capire come ARIA intenderà applicare e verificare le sue regole, e se la canzone di Madonna rimarrà in classifica o sarà rimossa. La risposta a questa domanda potrebbe definire il futuro delle regole per la musica generata da AI a livello globale.
La regola non è retroattiva e non impedisce la diffusione di tracce AI, ma modifica i criteri per la classifica e i premi. ARIA non può impedire la vendita o la diffusione di tracce generate da AI, ma ne limita l’accesso ai riconoscimenti ufficiali. La decisione ha suscitato dibattiti su come bilanciare l’innovazione tecnologica con la protezione dei diritti d’autore e la natura umana dell’arte. La questione rimane aperta, con la comunità musicale australiana che cerca di trovare un equilibrio tra progresso e tradizione.
