Homo Faber a Venezia: un viaggio tra arte e tradizione senza spoiler
Homo Faber a Venezia presenta dettagli nascosti e workshop per artigiani. Un’esperienza unica tra arte e cultura.

Da Venezia, l’isola di San Giorgio Maggiore ospita Homo Faber, la quarta edizione della biennale dedicata ai mestieri d’arte, che si svolge fino al 30 settembre. L’evento, organizzato con cura estetica e attenzione ai dettagli, offre un’esperienza unica per chi ama l’arte, la tradizione e l’innovazione. Nonostante l’attenzione al design e alla bellezza, Homo Faber si distingue per una guida senza spoiler, che invita a scoprire la mostra come se fosse la prima volta. La direttrice artistica, Es Devlin, ha scelto di battezzare l’evento “An Island of Light”, un titolo che richiama il tema della luce e della rotazione, elementi ricorrenti nella sua opera. L’esperienza si svolge in un ambiente che unisce arte, storia e sostenibilità, con un’attenzione particolare ai dettagli che rendono ogni visita unica.
Dettagli nascosti e opere da scoprire
Uno dei momenti più interessanti dell’esposizione è il dipinto nascosto, un’opera di Paolo Veronese intitolata “Le nozze di Cana”, che si trova nella sezione “A Feat of Light”. Dopo aver esplorato le mille sfumature di bianco tra vetro, porcellana, carta e stoffa, spostando le tende in fondo alla stanza, si scopre un’immensa tela di 990 x 666 cm. Questo dipinto, originariamente commissionato dai benedettini del monastero di San Giorgio Maggiore nel 1562, è stato trafugato da Napoleone nel 1797 e oggi si trova al Louvre. L’opera esposta all’isola è una copia fedele, che vale la pena di essere vista. Allo stesso tempo, il labirinto di Borges, composto da 3250 piante di bosso, crea un’esperienza sensoriale unica, con corridoi che si intrecciano in modo da formare una scritta leggibile dall’alto.
Un monito per pensare a quello che rischiamo di perdere: il lavoro degli artigiani, come il Kinzugi o il Hanko, potrebbe sparire se non viene supportato. Homo Faber, con la sua attenzione alla sostenibilità e alla tradizione, rappresenta un’occasione per riflettere su come preservare queste tecniche. La voce che si sente nel grande video di apertura è quella di Es Devlin, una voce suadente che aiuta a entrare nell’esposizione con l’animo giusto, quello del prendersi il tempo per osservare con calma ogni dettaglio.
Workshop e tecnologie tradizionali
Per chi desidera partecipare attivamente all’evento, sono previsti due workshop: uno dedicato al Kinzugi, la tecnica giapponese per riparare oggetti in ceramica rotti con lacca e polvere d’oro, e l’altro per la creazione di un Hanko, un timbro intagliato nel legno. Entrambi i workshop richiedono circa un’ora e si svolgono in spazi dedicati, con posti limitati. I partecipanti portano a casa la propria creazione, un risultato che dà una certa soddisfazione. Inoltre, il pigmento indaco utilizzato per colorare le divise dei “young ambassador” è stato ottenuto da piante coltivate in un campo agrivoltaico, e ha trovato applicazione anche negli studi di NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.
La mostra non si limita all’isola di San Giorgio Maggiore, ma si estende anche nel resto della città, con allestimenti e workshop in luoghi come Casa San Lorenzo, dove si possono visitare due mostre dedicate ai maestri d’arte locali e ai maestri del Lussemburgo. Tra i campi e le calli di Venezia sono molte le botteghe artigiane (135 per l’esattezza), che, per l’occasione, aprono i propri laboratori. Ogni dettaglio, dalla scelta dei materiali all’organizzazione degli spazi, è stato pensato per offrire un’esperienza completa e unica. Homo Faber a Venezia non è solo un evento, ma un invito a scoprire l’arte, la tradizione e la sostenibilità in modo nuovo e coinvolgente.
La mostra è accompagnata da un’esperienza culinaria unica, con il Glasshouse Restaurant, un ristorante speciale allestito con opere luminose in vetro e cristallo. Il menu, curato da Salvatore Sodano, offre piatti come spaghettoni al peperone arrosto e limone nero, anatra con uva fragola e indivia, o aspic di palombo con pil pil e papaccelle. Ogni dettaglio, dalla scelta dei materiali all’organizzazione degli spazi, è stato pensato per offrire un’esperienza completa e unica.
La voce di Es Devlin è un elemento chiave per entrare nell’esperienza.
La copia del dipinto di Veronese è un’opera da non perdere.
