Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. Il veleno per topi, la sentenza e il nuovo processo
Dopo 3 anni dal femminicidio a Senago, il processo di Impagnatiello si conclude con ergastolo, ma la Cassazione ordina un nuovo processo per aggravante della premeditazione.
Da tre anni, la famiglia di Giulia Tramontano vive il dolore di un femminicidio che ha scosso la comunità di Senago. Il 25 novembre 2024, la Corte d’Assise di Milano ha condannato Alessandro Impagnatiello all’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato, interruzione di gravidanza non consensuale e occultamento di cadavere. La sentenza, però, non ha concluso la vicenda: la Cassazione ha deciso di riconsiderare la condanna, richiamando un nuovo processo per riconoscere l’aggravante della premeditazione. La famiglia, ancora in lutto, attende con speranza e dolore l’esito di un’ulteriore fase giudiziaria.
Il veleno per topi e le bugie di Impagnatiello
La storia di Giulia Tramontano è legata a un episodio drammatico che ha scosso l’opinione pubblica. Il veleno per topi, utilizzato da Impagnatiello, ha avuto conseguenze fatali. Le accuse nei confronti dell’uomo sono state sostenute da prove e dichiarazioni, ma la sua difesa ha cercato di minimizzare la gravità degli atti. La nipotina di Giulia, che porta il suo nome, ha espresso un forte impegno per la giustizia: «Non sia mai più libero». Queste parole, pronunciate in aula, hanno rafforzato la determinazione della famiglia.
Il processo si è aperto nel gennaio 2024 e ha visto la condanna di Impagnatiello all’ergastolo con tre mesi di isolamento diurno. Tuttavia, in appello, la condanna è stata confermata ma l’aggravante della premeditazione è stata esclusa. La Cassazione, però, ha deciso di riconsiderare la questione, accogliendo la richiesta della Procura di riconoscere l’aggravante e rifiutando quella delle attenuanti generiche. L’uomo è detenuto nel carcere di Pavia, in attesa del nuovo processo d’appello.
La reazione emotiva della famiglia
In aula, alla lettura della sentenza, la madre di Giulia ha reagito con forza, scoppia in lacrime e si abbraccia con il marito e i fratelli. Fuori dal Palazzo di Giustizia, la famiglia ha tenuto un striscione con la foto di Giulia, scritto «A Giulia e Thiago». La reazione emotiva ha espresso il dolore e la speranza di giustizia. La sentenza, pur severa, non ha risolto del tutto la vicenda.
La Cassazione ha espresso un giudizio severo: «Avvelenata da mesi, partì a dicembre». Queste parole, che fanno riferimento al piano di Impagnatiello, indicano una condotta premeditata e cruenta. La famiglia, pur avendo trovato un certo sollievo nella condanna, attende con ansia il nuovo processo, che potrebbe portare a una condanna più severa. La speranza è che la giustizia possa finalmente dare un riscontro pieno al dolore e alla sofferenza della famiglia.
