Nuova udienza in Cassazione per Pamela Mastropietro, la mamma: “Un’altra pugnalata”
Nuova udienza in Cassazione per Pamela Mastropietro, la famiglia chiede giustizia dopo ricorso di Oseghale.

La famiglia di Pamela Mastropietro, la ragazza romana uccisa e violentata nel gennaio 2018 a Macerata, attende con ansia una nuova udienza in Cassazione. Dopo la condanna definitiva di Innocent Oseghale, l’immigrato nigeriano accusato di aver commesso un omicidio e un crimine di lesa maestà, la difesa ha presentato un ricorso straordinario per rimettere in discussione l’accusa di violenza sessuale e revocare la pena dell’ergastolo. La madre di Pamela, Alessandra Verni, ha espresso profondo dolore e indignazione, definendo la situazione “un’altra pugnalata” per la famiglia.
La famiglia chiede giustizia
La madre di Pamela, Alessandra Verni, ha espresso profondo dolore e indignazione per la prosecuzione del processo. “Avevo chiesto di incontrare Oseghale per dirgli tutto quello che ho nel cuore e la notizia della terza Cassazione, per me una pugnalata, è arrivata proprio nel momento in cui lui ed io avevamo firmato il consenso per incontrarci”, ha detto. La donna ha anche espresso preoccupazione per il fatto che Oseghale, un immigrato nigeriano che vive illegalmente in Italia e ha un provvedimento di espulsione, possa permettersi due avvocati di fiducia e quattro consulenti per arrivare a una terza Cassazione. La situazione appare ingiusta e paradossale.
La famiglia di Pamela, insieme a parenti di altre vittime, ha partecipato all’udienza in Cassazione. Presenti anche figure simboliche come Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa nel 1983. “Siamo diventati tutti un’unica famiglia”, ha detto Orlandi, sottolineando l’importanza del caso per la giustizia e la verità. “Non potevo non essere qui oggi”, ha aggiunto, riferendosi al brutale femminicidio che ha scosso l’opinione pubblica.
La difesa e le accuse
L’avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela, ha descritto la vicenda come “una storia unica sotto tutti i punti di vista”. Ha sottolineato come la catena di episodi che ha portato Pamela a incontrare Oseghale sia “davvero sfortunata”. “Pamela, una volta allontanatasi dalla comunità a doppia diagnosi dove era ricoverata, ha trovato sul suo cammino persone che, evidentemente, invece di aiutarla come si doveva, hanno pensato ad altro”, ha spiegato. La famiglia continua a credere nella giustizia, nonostante alcuni provvedimenti abbiano lasciato amareggiati.
La famiglia di Pamela ha espresso la sua speranza che la sentenza possa garantire verità e piena giustizia. “Nel caso di specie riteniamo che non ci siano margini per poter accogliere le doglianze della difesa di Oseghale”, ha sottolineato l’avvocato. La mamma di Pamela ha anche espresso la sua preoccupazione per il fatto che Oseghale possa continuare a beneficiare di un sistema giudiziario che, a suo parere, non è equo. “Mi indigna il fatto che un africano, venuto illegalmente in Italia su un barcone, che vive di illeciti e che ha un provvedimento di espulsione, possa permettersi due avvocati di fiducia e quattro consulenti per arrivare a una terza Cassazione”, ha detto.
Nella notte, in tutta Italia, sono stati affissi striscioni con la scritta “Giustizia per Pamela” per tenere alta l’attenzione sull’attesa sentenza della Corte di Cassazione. “Dov’è finita l’umanità?” e “Pena dura e certa per chi violenta, uccide, massacra, deturpa la vita altrui” si legge su alcuni lenzuoli stesi in piazza Cavour, mentre altri recitano: “Pamela grida giustizia e noi siamo la sua voce”. La mamma di Pamela ha letto una lettera, la voce di Pamela, raccontando tutta la sua storia. La famiglia spera che la sentenza possa garantire verità e piena giustizia, anche se il dolore si trasformerà in energia per continuare a combattere.
