Lupo abbattuto in Alto Adige, associazioni: “Non è così che si risolve il problema delle predazioni”
Lupo abbattuto in Alto Adige, associazioni chiedono prevenzione e valutazione specifica per risolvere il conflitto.
La Provincia di Bolzano ha autorizzato l’abbattimento di un lupo in un’area compresa nei territori comunali di Ultimo e Castelbello-Ciardes, dopo ripetute predazioni negli allevamenti. L’evento ha suscitato reazioni forti da parte di associazioni animaliste e ambientaliste, che avvertono che l’uccisione di un animale protetto non risolve il problema delle predazioni. L’azione, firmata il 11 settembre dal presidente Arno Kompatscher, rappresenta il terzo intervento autorizzato nel 2026, dopo quelli avvenuti a luglio e alla fine di agosto.
Prevenzione e valutazione specifica
Le associazioni sostengono che ogni intervento su una specie protetta dovrebbe essere accompagnato da una valutazione specifica del singolo caso. Secondo l’associazione “Io non ho paura del lupo”, le predazioni indicate nel decreto sono avvenute in alcune specifiche malghe di Ultimo, mentre l’autorizzazione all’abbattimento riguarderebbe un territorio molto più vasto. L’organizzazione ritiene che non vi sia la certezza che l’animale eventualmente abbattuto sia effettivamente quello responsabile delle predazioni registrate.
Eliminare un animale è un’azione immediata e irreversibile.
Le associazioni sottolineano che la prevenzione deve essere al centro della strategia per ridurre le predazioni. Recinzioni adeguate, sorveglianza, ricovero notturno, cani da guardiania e una corretta gestione del pascolo possono contribuire a rendere più difficile l’accesso del predatore agli animali allevati. La loro efficacia, tuttavia, può variare a seconda delle caratteristiche del territorio e delle singole aziende.
Un modello di gestione in discussione
Le critiche riguardano non solo il nuovo decreto, ma più in generale il modello scelto per gestire il conflitto tra presenza del lupo e attività zootecniche. L’associazione ha chiesto formalmente chiarimenti all’ISPRA sulle procedure utilizzate per autorizzare gli abbattimenti in Alto Adige. Solleva dubbi sulla possibilità di utilizzare pareri tecnici di carattere generale per giustificare interventi successivi effettuati in situazioni e territori differenti. Le associazioni richiamano anche quanto accaduto a Marebbe, dove dopo un primo abbattimento autorizzato dalla Provincia, le predazioni sarebbero proseguite e l’amministrazione avrebbe successivamente autorizzato un secondo prelievo. Gli oppositori degli abbattimenti sottolineano la necessità di verificare attentamente l’efficacia degli interventi, evitando di considerare l’eliminazione di un singolo animale come una soluzione sufficiente in ogni circostanza. Anche ENPA ha espresso una posizione fortemente critica, parlando di un “terzo lupo a casaccio” e sostenendo che una politica basata sugli abbattimenti non rappresenti una soluzione efficace né per la tutela del lupo né per quella degli animali allevati e degli stessi allevatori. Il confronto resta quindi aperto e coinvolge interessi differenti: da una parte la necessità concreta degli allevatori di proteggere greggi e mandrie, dall’altra quella di garantire una gestione della fauna selvatica basata su criteri scientifici, prevenzione e valutazione dell’efficacia delle misure adottate.
