Trump e il record delle operazioni in borsa: 28.700 in 17 mesi, supera il Congresso

Il presidente Usa ha effettuato quasi 28.700 operazioni in borsa in 17 mesi, superando il numero di transazioni del Congresso.

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha effettuato quasi 28.700 operazioni in borsa nei primi 17 mesi del suo mandato, un numero superiore a quello registrato da tutti i membri del Congresso. L’analisi condotta da Bloomberg ha rivelato un’attività finanziaria senza precedenti per un presidente americano, con un ritmo di circa 80 operazioni al giorno. Questo dato ha acceso un dibattito sul rapporto tra potere politico e mercati, soprattutto mentre a Washington si discute di limitare il trading azionario dei parlamentari.

Un record inaspettato per la Casa Bianca

Le 28.700 transazioni registrate nei primi 17 mesi del mandato di Trump superano il totale delle operazioni effettuate da tutti i parlamentari, che ammontano a 22.200. Il presidente o i gestori del suo patrimonio hanno registrato un numero di operazioni senza precedenti, ma la Casa Bianca ha sottolineato che gli investimenti sono amministrati autonomamente da istituzioni esterne, senza intervento diretto da parte di Trump o dei suoi familiari.

La frequenza delle operazioni è senza precedenti per un presidente americano.

Le strategie di gestione e il dibattito sui conflitti d’interesse

Bloomberg ha rilevato che le strategie di gestione del patrimonio di Trump sono diverse e in parte riconducibili a modelli di gestione indicizzati o automatizzati. Questo ha alimentato il dibattito sull’eventuale conflitto d’interesse tra le decisioni politiche e le operazioni finanziarie. Il presidente degli Stati Uniti dispone di informazioni riservate e di poteri che possono influenzare le prospettive di aziende e settori interi, ma il numero di operazioni da solo non costituisce prova di utilizzo di informazioni privilegiate o di condotte illecite. Secondo i dati, la Camera ha registrato circa 19.400 operazioni, mentre il Senato ne ha registrate 2.900. La maggioranza delle transazioni alla Camera è riconducibile a esponenti democratici, mentre al Senato prevalgono quelle riferibili ai repubblicani. Tra i deputati con un’attività particolarmente elevata figurano il democratico californiano Ro Khanna e il repubblicano texano Michael McCaul.

La proposta di limitare il trading dei parlamentari

Il Congresso ha approvato una proposta per limitare il trading azionario dei membri del Congresso, dei loro coniugi e dei figli a carico, ma non ha esteso le stesse limitazioni al presidente. Trump ha appoggiato pubblicamente questa stretta, sostenendo che il Congresso non dovrebbe poter trarre profitto da informazioni privilegiate. La presidenza rimane quindi fuori dal perimetro della misura approvata, alimentando il dibattito sulla regolamentazione degli investimenti degli alti rappresentanti istituzionali.

La differenza tra il presidente e i parlamentari ha riacceso il dibattito sui conflitti d’interesse.

La proposta dovrà completare il proprio iter legislativo prima di diventare legge. La Casa Bianca ha respinto l’idea che l’elevato numero di operazioni equivalga a un intervento diretto del presidente sui mercati, sottolineando che il patrimonio finanziario è affidato a istituzioni terze indipendenti. Il tema resta economicamente sensibile, poiché l’attività finanziaria si intreccia con una presidenza capace di incidere direttamente sulle aspettative degli investitori.