Mamma del 15enne precipitato da traliccio: «Non era una sfida social, amava il parkour»

Mamma del 15enne morto dopo precipitare da traliccio: non era una sfida social, amava il parkour.

Il 15enne Jacopo Trabattoni, morto dopo essere precipitato da un traliccio dell’alta tensione a Lodi, è stato ricordato come un ragazzo pieno di vita, appassionato di parkour e con una creatività enorme. La madre, Gioia Farina, ha espresso dolore e sconvolgimento, smentendo l’ipotesi di una sfida social che aveva circolato in rete dopo l’incidente. «Non è accettabile che si siano dette molte cose sbagliate», ha detto la donna in un’intervista al Corriere della Sera, sottolineando che il figlio era un ragazzo che amava la vita e aveva un’energia pazzesca.

Ultimo selfie come elemento chiave per riconoscere il figlio

La madre ha confermato che Jacopo aveva scattato un selfie dalla cima del traliccio poco prima di precipitare. «Sì, quella fotografia esiste e l’abbiamo vista», ha spiegato Gioia Farina, aggiungendo che l’immagine era stata acquisita dagli agenti della Questura di Lodi dopo aver sbloccato il telefono del ragazzo. «È stato un elemento che ci ha permesso di riconoscere nostro figlio dopo la tragedia», ha sottolineato. L’ultimo selfie, però, non è stato il solo elemento che ha suscitato emozioni e dibattiti: la famiglia ha smentito l’ipotesi di una sfida social, che aveva visto il giovane arrampicarsi sul traliccio per un’azione voluta su Instagram o altre piattaforme.

La scuola reagisce con interventi di supporto

La tragedia ha colpito anche la comunità scolastica. La dirigente scolastica del liceo artistico Callisto Piazza, Daniela Verdi, ha spiegato che i compagni di classe di Jacopo sono «più che addolorati, sono sconvolti». «Faremo interventi di supporto anche con psicologi per ascoltarli e aiutarli a superare quanto accaduto», ha detto la preside, che ha anche sottolineato l’importanza della relazione umana nella scuola. «Noi abbiamo 110 ragazzi fantastici, eccezionali», ha aggiunto, riferendosi alla comunità studentesca. La scuola, però, ha rifiutato di commentare la tragedia, preferendo concentrarsi sul sostegno ai ragazzi.

La morte di Jacopo Trabattoni ha suscitato un dibattito su come si possano prevenire incidenti simili, soprattutto in contesti in cui i giovani si avvicinano a attività estreme come il parkour. La famiglia, però, ha voluto chiarire che il figlio non aveva alcuna intenzione di mettersi in pericolo per una sfida su social media. «Era un ragazzo che amava la vita e aveva una passione per il parkour», ha ricordato la madre, sottolineando che il figlio aveva un istruttore che lo seguiva da tempo. «Non era una sfida social, era pieno di vita», ha concluso Gioia Farina, sottolineando l’innocenza e la passione del figlio.