Unimpresa: crescita stabile oltre l’1%, ma serve una politica economica riconoscibile
Unimpresa chiede politica economica riconoscibile e crescita stabile oltre l’1% per le Pmi.
Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, ha sottolineato l’importanza di sostenere investimenti e piccole e medie imprese (Pmi) per raggiungere un obiettivo di crescita stabile oltre l’1%. L’economia italiana, ha spiegato, sta mostrando una capacità di tenuta superiore alle attese, con la previsione di crescita per il 2026 portata all’1%, rispetto allo 0,6% indicato in primavera. L’obiettivo, ha aggiunto, deve essere allargare la base imponibile attraverso più crescita, più occupazione e più reddito. Le Pmi, che rappresentano una parte essenziale della capacità produttiva e occupazionale del Paese, devono essere al centro di questa strategia.
Politica economica riconoscibile e orizzonte pluriennale
Longobardi ha sottolineato che la priorità della prossima legge di bilancio deve essere la crescita, evitando moltiplicazioni di bonus e incentivi temporanei. Occorre una politica economica riconoscibile, con poche priorità e un orizzonte pluriennale. «E bisogna guardare soprattutto alle piccole e medie imprese», ha sottolineato il presidente. Le Pmi, ha spiegato, non possono programmare se ogni anno cambiano aliquote, incentivi e condizioni di accesso. «Una piccola impresa non può programmare se ogni anno cambiano aliquote, incentivi e condizioni di accesso», ha detto.
La pressione fiscale deve rimanere stabile, ma con una direzione chiara.
Il Dpfp indica una pressione fiscale sostanzialmente stabile: 42,9% nel 2025 e 43,1% nel 2029. Non possiamo pensare di finanziare la crescita aumentando strutturalmente il peso fiscale sull’economia produttiva. «L’obiettivo deve essere allargare la base imponibile attraverso più crescita, più occupazione e più reddito», ha aggiunto. Se cresce l’economia, possono aumentare le entrate senza aumentare le aliquote. Propone una fiscalità che premi la crescita. Un euro lasciato nell’impresa per finanziare un investimento produttivo non può essere considerato allo stesso modo di un euro distribuito.
Investimenti, innovazione e lavoro: chiavi per la crescita
La sfida è far procedere risanamento e crescita insieme. «Il miglioramento delle stime per il 2026 è incoraggiante, ma deve spingerci ad alzare l’asticella», ha detto Longobardi. Per il 2027 il quadro programmatico indica una crescita dello 0,8%, che sale allo 0,9% nel 2028. Sono numeri positivi, ma abbiamo bisogno di qualcosa in più per sostenere il debito pubblico, finanziare il welfare e affrontare l’invecchiamento della popolazione.
Le imprese devono trovare nello Stato un alleato per investire e crescere.
«Dobbiamo evitare che, con la conclusione del Pnrr, venga meno questa spinta, pianificando una politica ordinaria degli investimenti», ha aggiunto. Alle imprese serve certezza: devono sapere oggi quali strumenti avranno a disposizione nei prossimi anni. «Chi investe, assume, innova o si aggrega deve trovare nello Stato un alleato», ha concluso Longobardi.
