L’Upb rivede al rialzo la stima del Pil 2026 a +0,9% grazie a Pnrr e export, ma la domanda interna resta debole
L’Upb aggiorna le previsioni del Pil 2026 a +0,9% grazie a investimenti e export, ma i consumi rallentano e i redditi reali scendono.

Un miglioramento in vista, ma la ripresa resta fragile
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha rivedo al rialzo le stime sull’economia italiana, portando la previsione di crescita del Pil per il 2026 allo 0,9%. La revisione arriva dopo un primo semestre migliore delle attese, grazie soprattutto agli investimenti e al rimbalzo delle esportazioni. Tuttavia, il miglioramento non cambia il quadro di fondo: la ripresa resta fragile e dipende in buona parte da fattori temporanei. L’Upb spiega che la revisione “riflette soprattutto il più favorevole profilo acquisito nella prima metà dell’anno”, cui hanno contribuito “il buon andamento degli investimenti e delle esportazioni”.
La spinta è legata in buona parte a fattori temporanei, come i progetti finanziati dal Pnrr e il rimbalzo delle esportazioni, che però si concentrano su settori specifici. Il comparto dell’edilizia abitativa, ad esempio, continua a mostrare debolezza. L’Upb prevede un incremento degli investimenti del 2,5% per l’intero 2026, ma questo effetto dovrebbe rallentare allo 0,9% nel 2027, con l’esaurirsi dell’impatto del programma europeo.
La domanda interna rimane il punto più debole
Nonostante il recupero di potere d’acquisto registrato nel primo trimestre, i consumi delle famiglie restano improntati alla cautela. Per il biennio 2026-2027, la spesa privata è prevista in aumento di poco più di mezzo punto percentuale all’anno, un ritmo modesto che riflette il ritorno dell’inflazione, il clima di fiducia ancora fragile e l’incertezza legata allo scenario internazionale. Il punto più debole continua a essere la domanda interna, con un comportamento dei consumi che si mostra prudente. La crescita dell’occupazione procede in un contesto di produttività stagnante. L’occupazione ha raggiunto nuovi massimi, con un tasso del 63%, mentre la disoccupazione è scesa al 5,4% nel primo trimestre e dovrebbe attestarsi intorno al 5,2% nella media del 2026. Tuttavia, la crescita dell’occupazione procede in un contesto di produttività stagnante e di progressivo rallentamento della domanda di lavoro, elementi che limitano le prospettive di espansione dell’economia.
La crisi in Medio Oriente pesa sui prezzi e sui costi
Dopo mesi di relativa stabilità, i prezzi hanno ripreso ad accelerare in seguito ai rincari energetici provocati dalla crisi in Medio Oriente. Nel secondo trimestre l’inflazione è salita al 3%, mentre in luglio è scesa solo lievemente al 2,8%. La componente di fondo resta contenuta, ma lo shock energetico continua a trasmettersi all’economia attraverso l’aumento dei costi di produzione e delle importazioni. I prezzi all’import hanno accelerato fino al 6,5% su base annua, mentre anche i prezzi alla produzione stanno risentendo del rincaro delle materie prime energetiche. Il deterioramento della situazione in Medio Oriente continua a incidere sui prezzi dell’energia, sui costi del trasporto marittimo e sulle catene di approvvigionamento. Nel 2026 le vendite all’estero sono attese in crescita dell’1,9%, molto meno del commercio mondiale (+4,6%), con una nuova perdita di quote di mercato. Il rialzo delle quotazioni energetiche dovrebbe peggiorare il saldo commerciale attraverso l’aumento della bolletta delle importazioni di petrolio e gas.
Un quadro di crescita limitata e di incertezza
Anche il secondo trimestre si chiude in territorio positivo, con vendite in aumento dello 0,6% in valore e dello 0,2% in volume rispetto ai tre mesi precedenti. A pesare soprattutto il comparto alimentare, in calo dello 0,5% in volume, mentre i beni non alimentari hanno registrato un lieve incremento dello 0,2%. Su base annua il quadro è più favorevole: le vendite crescono del 3,1% in valore e dell’1,9% in volume, con un aumento del 4% per i beni non alimentari e una impennata del commercio elettronico, che registra un +26,7% in valore e un +28% in volume rispetto a giugno dello scorso anno.
La crescita del Pil 2026 si attesta a +0,9%, ma la domanda interna resta debole. L’Upb prevede che il costo del lavoro aumenterà del 2,8%, contro un deflatore dei consumi del 3,1%, determinando una nuova erosione dei salari reali. Nonostante il recupero degli ultimi trimestri, le retribuzioni in termini reali restano inoltre inferiori dell’8,3% rispetto alla media del 2020. La ripresa, quindi, si svolge in un contesto di incertezza e di limitata spinta
