Amanda Knox torna in Italia dopo 15 anni dall’assoluzione, mostra foto con ex cappellano del carcere

Amanda Knox torna in Italia dopo 15 anni dall’assoluzione, mostra foto con ex cappellano del carcere

Amanda Knox, assolta nel 2011 per l’omicidio di Meredith Kercher, ha tornato in Italia a 15 anni dall’assoluzione. La 39enne, originaria degli Stati Uniti, ha pubblicato su X un selfie davanti al tribunale di Perugia, luogo in cui fu condannata a 26 anni di reclusione. Nella foto, è visibile anche l’ex cappellano del carcere, don Saulo, con il quale ha condiviso un momento di conforto durante la sua detenzione. «Mi tenne per mano», ha scritto Knox, riferendosi al sostegno ricevuto durante gli anni di carcere.

Un ritorno a testa alta

La sua visita in Italia, dopo quasi 19 anni dalla morte di Meredith Kercher, ha suscitato reazioni varie. Mentre alcuni cittadini hanno espresso solidarietà, altri hanno continuato a mostrare disapprovazione. «Ho visitato anche il tribunale dove sono stata condannata a 26 anni, dove folle di locali scandivano “vergogna” quando sono stata assolta», ha scritto Knox, riferendosi a uno dei suoi ritorni in Italia. Ha attraversato Venezia, Milano e Roma a testa alta, sottolineando la sua determinazione a vivere la vita con orgoglio.

Un passato giudiziario complesso

Il delitto di Meredith Kercher, avvenuto il 1° novembre 2007 a Perugia, ha visto coinvolgere Knox e Raffaele Sollecito, allora legato sentimentalmente all’americana. Dopo cinque processi, entrambi sono stati assolti. Per il delitto è stato condannato Rudy Guede, l’unico a scegliere il rito abbreviato, che ha finito di scontare i 16 anni di reclusione inflitti. Knox, invece, ha trascorso quasi quattro anni in carcere prima di essere scarcerata dopo l’assoluzione in appello. Oggi, la 39enne risiede negli Stati Uniti, è madre e lavora come autrice e conduttrice di un podcast sugli errori giudiziari. Ha fondato insieme al marito Christopher Robinson la Knox Robinson Productions e collabora attivamente con organizzazioni come l’Innocence Project, battendosi per i diritti dei detenuti ingiustamente accusati.

La sua esperienza nel carcere ha lasciato un impatto profondo. «Il prete che mi ha tenuto per mano in quegli anni quando la mia famiglia non poteva», ha ricordato Knox, riferendosi a don Saulo. La sua storia è diventata un simbolo di lotta per la giustizia e per la difesa dei diritti dei detenuti. Nonostante le critiche e le accuse, Knox continua a parlare apertamente del suo passato, cercando di spiegare le sue azioni e a difendere la sua versione degli eventi. La sua visita in Italia, sebbene non abbia avuto un impatto immediato sul dibattito pubblico, ha riacceso l’interesse per un caso che, nonostante l’assoluzione, continua a suscitare emozioni e dibattiti. La sua storia, però, resta un esempio di resilienza e di lotta per la verità, anche quando il mondo sembra non volerla sentire.