Zustìssia, un film che racconta l’errore giudiziario più lungo della storia italiana

Zustìssia, un film che racconta l’errore giudiziario più lungo della storia italiana

Il film Zustìssia, in uscita in sala il 15 ottobre, racconta la storia di Beniamino Zuncheddu, condannato all’ergastolo nel 1991 per un triplice omicidio sui monti del Sud della Sardegna, ma poi assolto nel 2024 dopo 33 anni di detenzione ingiusta. L’opera, diretta da Francesco Piras e scritta da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, è ispirata al libro Io sono innocente, scritto da Zuncheddu e dall’avvocato Mauro Trogu, che ha lottato pro bono per la sua liberazione. L’errore giudiziario, che ha portato a una condanna senza prove, è diventato il tema centrale di un’esperienza che ha cambiato la vita di una persona e ha messo in luce i difetti del sistema giudiziario italiano.

Un errore che ha cambiato la vita di una persona

Beniamino Zuncheddu, dopo essere stato condannato all’ergastolo in un processo che si è svolto in tre gradi di giudizio in un anno, ha passato oltre 30 anni in carcere. Solo nel gennaio del 2024, grazie all’impegno dell’avvocato Mauro Trogu, è stato assolto. La sua storia, però, non è finita: il film Zustìssia cerca di restituire una verità e il dolore di un uomo che ha vissuto un’ingiustizia senza precedenti. “Sono un privilegiato perché sono stato eletto per raccontare questa storia”, dice Michele Riondino, che interpreta l’avvocato Trogu. “Il cinema ha bisogno di storie e la realtà che viviamo è talmente paradossale che si fa meno fatica a cercarle che a inventarsele.”

Un sistema in crisi e un’esperienza di civiltà

La vicenda di Zuncheddu ha messo in luce le negligenze di un sistema giudiziario che, a volte, non riesce a proteggere i cittadini. “Questa non è semplicemente la storia di un errore giudiziario, ma il risultato di una serie di negligenze di un sistema”, afferma Riondino. L’errore non è stato solo un caso isolato, ma un esempio di come le procedure legali possano fallire. Il film, inoltre, mostra come il processo di Zuncheddu sia stato un esempio di civiltà, con un dibattimento pubblico che ha rispettato i principi costituzionali. “Come cittadini dovremmo sempre interessarci a quello che avviene nelle aule di tribunale e non a ciò che avviene nel corso delle indagini quando sono ancora tutte ipotesi”, sottolinea l’avvocato Trogu.

Il film, che vede anche Geppi Cucciari e Philippine Leroy-Beaulieu nel cast, cerca di restituire una verità e il dolore di un uomo che ha vissuto un’ingiustizia senza precedenti. “Qualsiasi interpretazione non può restituire quello che realmente Beniamino ha vissuto”, dice Fabrizio Ferracane, che interpreta Zuncheddu. “Ho cercato di infilarmi nei suoi silenzi e nelle sue movenze. Questa è una storia potente e forte che racconta un’ingiustizia più che un errore giudiziario.”

La vicenda di Zuncheddu non è solo un caso isolato, ma un simbolo di un sistema che ha bisogno di riforme. “Tutto quello che vedete nel film corrisponde a verità”, afferma l’avvocato Trogu. “Penso che si sia riuscito a sintetizzare la vicenda di Beniamino in modo non riduttivo. Viene trasmesso un messaggio civile importante. Si insegna la prudenza nel giudicare le persone.”

Il film, che ha già suscitato interesse in Sardegna, arriverà al cinema il 15 ottobre e sarà l’occasione per riflettere su un errore giudiziario che ha cambiato la vita di una persona e ha messo in luce i difetti del sistema. “Spero che il film veicoli un messaggio legato al cattivo funzionamento della giustizia e non diventi un atto di accusa contro i veri colpevoli”, conclude l’avvocato Trogu. La storia di Beniamino Zuncheddu, però, non è finita: il suo caso è ancora oggetto di indagini e la sua esperienza continua a ispirare chi cerca giustizia e verità.