La cognata di Impagnatiello dovrà risarcire la famiglia di Giulia per la vendita dell’auto usata per l’omicidio
La cognata di Alessandro Impagnatiello dovrà risarcire la famiglia di Giulia Tramontano per la vendita dell’auto usata per l’omicidio

La cognata di Alessandro Impagnatiello, condannato per l’omicidio della sua compagna incinta Giulia Tramontano, dovrà risarcire la famiglia della vittima con oltre 19mila euro. La decisione è stata emessa dal Tribunale civile di Milano, che ha stabilito che la vendita dell’auto usata per occultare e trasportare il corpo di Giulia era volta a ridurre il patrimonio dell’imputato, con l’obiettivo di evitare un risarcimento ai familiari della vittima. L’operazione, condotta attraverso un passaggio di proprietà tra parenti, è stata ritenuta illegittima e dannosa per i diritti dei congiunti di Giulia.
La vendita dell’auto come tasso di evasione
Secondo quanto accertato dai giudici, l’operazione aveva l’obiettivo di ridurre il patrimonio dell’imputato in vista di un eventuale risarcimento da versare ai familiari della vittima. A confermare l’intento elusivo dell’operazione è Giovanni Cacciapuoti, legale della famiglia Tramontano, che ha dichiarato: «Ci siamo accorti che la Procura non aveva sequestrato l’auto che non sarebbe dovuta circolare, considerato che è stata utilizzata per l’occultamento del cadavere di un delitto efferato». La vettura, acquistata da Laura Ciuladaite, moglie di Omar Impagnatiello, è stata venduta alla cognata di Impagnatiello solo al «fine di sottrarre il predetto bene alle ragioni creditorie dei familiari di Giulia Tramontano».
La vendita è avvenuta tra parenti/affini, ben consapevoli delle ragioni risarcitorie. Nella sentenza si legge chiaramente come «la vendita è avvenuta tra parenti/affini, ben consapevoli tutti delle ragioni risarcitorie» nei confronti dei familiari della vittima «e della diminuzione della garanzia generica a favore di questi per l’azzeramento della consistenza patrimoniale del debitore». L’avvocato Cacciapuoti ha sottolineato che «la macchina non era stata sequestrata dalla Procura che aveva disposto solo il sequestro del pianale che presentava tracce ematiche e, alla famiglia di Giulia Tramontano, ciò che interessava era che questa macchina, sulla quale era stato nascosto e trasportato il corpo, non circolasse più liberamente».
La storia di Giulia Tramontano
La 29enne Giulia Tramontano era incinta di sette mesi quando il suo compagno, Alessandro Impagnatiello, l’ha uccisa con 37 coltellate nella loro casa a Senago, nel milanese, la sera del 27 maggio 2023. Per mesi il suo compagno aveva tentato di avvelenarla con del topicida. Quel pomeriggio di maggio Giulia aveva appena incontrato l’amante del compagno, una ragazza di 23 anni, alla quale aveva rivelato di essere incinta. Subito dopo, aveva mandato un messaggio al suo ex compagno, Impagnatiello, per chiedergli di farsi trovare a casa perché voleva un confronto. Lui però, la stava aspettando con un coltello.
Dopo averla spietatamente uccisa, quella stessa notte si è recato dall’amante – secondo quanto ha confessato – per dirle che «Giulia non era più un problema». Il giorno dopo si presentò dai carabinieri insieme alla madre per denunciare una finta scomparsa. Dopo averla uccisa, Impagnatiello ha tentato di dare fuoco al cadavere con alcol e benzina nella vasca da bagno. Fallito il tentativo, l’assassino ha passato 96 ore a spostare il corpo di Giulia: dal box alla cantina, poi nel bagagliaio dell’auto prima di abbandonarlo in un’intercapedine nel piccolo comune del milanese.
Il corpo è stato ritrovato grazie alle indicazioni di Impagnatiello. Il corpo verrà ritrovato il 1 giugno grazie alle indicazioni dello stesso Impagnatiello, che nel frattempo aveva confessato l’orribile omicidio che aveva commesso. La condanna all’ergastolo, confermata in appello, ha suscitato indignazione nella famiglia di Giulia, che ha definito il verdetto una «vergogna». La sorella di Giulia ha ricordato che Impagnatiello aveva tentato per mesi di avvelenarla con topicida, versato nel cibo.
