Consumo di suolo in aumento nelle Marche: 65 mila ettari già trasformati. Legambiente: «Serve un cambio di paradigma»

Il consumo di suolo nelle Marche raggiunge 65 mila ettari, con un trend in linea con il nazionale. Legambiente chiede un cambio di paradigma per ridurre i rischi ambientali.

Nelle Marche il consumo di suolo non si ferma: 65 mila ettari di territorio sono già stati trasformati, con un trend in linea con quello nazionale. Secondo i dati pubblicati da Arpam relativi al 2024, il 7% della superficie regionale è stato consumato, con un ulteriore incremento di 176 ettari nell’ultimo anno. La pressione sulla fascia costiera, dove la presenza di edifici, infrastrutture e attività antropiche supera la media italiana, rappresenta una preoccupazione crescente. Legambiente sottolinea l’urgenza di un cambio di paradigma per mitigare i rischi ambientali e migliorare la qualità della vita.

Consumo di suolo e rischi ambientali

Il consumo di suolo continua ad avanzare anche nelle Marche, con effetti significativi sul territorio. L’urbanizzazione e l’espansione delle infrastrutture rendono il terreno sempre più impermeabile, aumentando il rischio idraulico e generando isole di calore in estate. La perdita di biodiversità e la ridotta capacità di assorbimento delle acque sono conseguenze dirette di questa trasformazione. Inoltre, il consumo di suolo si accompagna a un maggiore rischio sismico, con il 100% degli edifici e fabbricati situati in aree classificate a pericolosità sismica, contro il 36,30% a livello nazionale.

La trasformazione del suolo ha conseguenze dirette sulla salute e sulla sicurezza delle persone.

Le piogge, sempre più intense rispetto al clima temperato a cui eravamo abituati, accentuano i rischi legati al consumo di suolo. Quando piove, l’acqua cade in un periodo di tempo ristretto, rendendo il suolo meno in grado di assorbirla. Questo fenomeno, aggravato dall’urbanizzazione, contribuisce a un aumento del rischio idraulico e a una maggiore frequenza di allagamenti. Inoltre, le ondate di calore sono più intense nelle aree con un consumo di suolo elevato, dove il calore viene intrappolato e rilasciato lentamente, aumentando la temperatura notturna.

Un’alternativa al consumo di suolo

Per invertire la rotta, è necessario ripensare il modello di sviluppo delle città. Invece di concentrarsi solo su nuovi parcheggi o strade, è fondamentale riconsiderare la viabilità e l’organizzazione del territorio. L’obiettivo è creare spazi verdi, migliorare la mobilità sostenibile e ridurre l’impatto ambientale. «Ripensare le città in questa maniera ci permette di adattarci ai cambiamenti climatici e di ottenere benefici in termini di qualità della vita, sicurezza e quindi anche economia», ha spiegato Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche.

Un cambio di paradigma è necessario per migliorare la qualità della vita e la resilienza dei territori.

Il consumo di suolo nelle Marche rappresenta un tema cruciale per il futuro del territorio. Con un aumento del 7% della superficie regionale trasformata, è chiaro che il dibattito su come gestire l’espansione urbana e le infrastrutture deve diventare una priorità. Solo con un cambio di paradigma, si potranno mitigare i rischi e migliorare le condizioni di vita per le persone che abitano queste aree.