L’oggetto misterioso di Nikumaroro: un albero o l’aereo di Amelia Earhart?
Una spedizione investiga se l’oggetto “Taraia” sull’atollo di Nikumaroro sia l’aereo di Amelia Earhart, dopo anni di dibattito e teorie.
Martedì mattina una spedizione è sbarcata sull’atollo disabitato di Nikumaroro, nell’oceano Pacifico, per stabilire la natura di un oggetto parzialmente sommerso che qualcuno pensa possa essere il celebre aereo di Amelia Earhart. L’oggetto, denominato “Taraia”, è stato individuato grazie a un’immagine satellitare nel 2020 e potrebbe rappresentare un componente del Lockheed Electra, l’aereo su cui viaggiavano Earhart e il navigatore Fred Noonan nel 1937. La ricerca, condotta da ricercatori statunitensi finanziati dall’Università di Purdue, ha come obiettivo la certificazione della natura dell’oggetto, un lavoro che dovrebbe durare cinque giorni.
Un mistero che affascina da decenni
La scomparsa di Amelia Earhart nel 1937 rimane uno dei più grandi enigmi della storia dell’aviazione. Dopo aver tentato di compiere il giro del mondo, Earhart e Noonan persero il contatto radio mentre si dirigevano all’isola di Howland, a circa 640 chilometri da Nikumaroro. Da allora, moltissimi studi e spedizioni hanno cercato di ricostruire le circostanze dell’incidente, senza successo. La zona intorno a Nikumaroro è indicata da molti come il probabile luogo in cui l’aereo atterrò, dopo aver perso la rotta.
Secondo Richard Pettigrew, che guida la spedizione, l’aereo di Earhart sarebbe atterrato sulla barriera corallina che circonda l’atollo. Le onde avrebbero causato il distacco di ali e motori, e i pezzi della fusoliera sarebbero stati trasportati verso la laguna interna attraverso un canale. Tuttavia, questa tesi non è condivisa da Richard Gillespie, che ha guidato oltre dieci spedizioni alla ricerca dell’aereo e sostiene che l’oggetto visibile sulle immagini satellitari sia molto probabilmente un albero caduto nella laguna.
Un’esperienza di ricerca intensa
I ricercatori hanno dovuto usare dei machete per liberare il sentiero che collega la spiaggia alla laguna e durante il tragitto hanno avvistato quattro granchi del cocco, molto diffusi nell’oceano Pacifico meridionale. Questi animali, noti per la loro capacità di rompere le noci di cocco grazie a potenti chele, sono molto più grandi di quelli mediterranei e cacciano anche topi e uccelli. Nel 1940 tredici ossa furono ritrovate a Nikumaroro: nel 2018 alcuni ricercatori dell’Università del Tennessee analizzarono le rilevazioni che erano state fatte su quelle ossa, stabilendo che appartenevano con molta probabilità ad Amelia Earhart.
Nello stesso anno una spedizione portò su Nikumaroro delle carcasse di maiale per testare la potenza delle chele dei granchi del cocco: in meno di due settimane gli animali spolparono completamente la carne e trascinarono le ossa nelle loro tane sotterranee. L’esperimento potrebbe spiegare il ritrovamento di un numero così esiguo di ossa sull’atollo, nonostante la scoperta fosse avvenuta dopo soli tre anni dalla scomparsa di Earhart. A causa della presenza dei granchi del cocco e del clima instabile, peggiorato dal fenomeno climatico El Niño, i membri della spedizione attuale hanno deciso di passare le notti sulla nave con cui sono arrivati a Nikumaroro.
La ricerca, che si svolgerà nei prossimi giorni, potrebbe fornire nuove informazioni su un mistero che ha affascinato il mondo per decenni. La spedizione si dividerà in due squadre: una trasporterà l’attrezzatura necessaria nella zona della laguna, mentre l’altra allesterà le aree di lavoro sulla costa. I ricercatori sperano di poter chiarire una volta per tutte se l’oggetto “Taraia” sia davvero l’aereo di Amelia Earhart o se si tratti semplicemente di un albero caduto. La natura dell’oggetto “Taraia” è al centro dell’attenzione della spedizione. I ricercatori hanno già iniziato i lavori per certificarne la provenienza e la struttura. La presenza dei granchi del cocco potrebbe influenzare i risultati delle analisi.
