Educare alla convivenza: in Israele, scuole francescane insegnano che l’altro non è un nemico

In Israele, scuole francescane promuovono convivenza e pace nonostante la guerra. Fra Elias spiega l’impegno educativo.

Nel contesto di una guerra in Gaza e tensioni in Cisgiordania che hanno ampliato le distanze tra comunità israeliane, le scuole della Custodia di Terra Santa continuano a insegnare che l’altro non è un nemico. Fra Badie Elias, responsabile delle scuole di Acri, Nazareth e Cana, spiega come l’impegno educativo dei francescani si basi su un principio semplice ma profondo: la convivenza è possibile. “Insegniamo che l’altro non è un nemico, ma una persona con cui è possibile vivere insieme”, afferma il religioso francescano, sottolineando come la sua missione si svolga in un contesto segnato da odio e diffidenza.

Un modello alternativo per la convivenza

Le scuole francescane, con una storia che risale a quasi quattro secoli, rappresentano un modello alternativo in un Paese segnato da divisioni. “Nelle nostre scuole c’è una caratteristica particolare: educare alla pace, alla conoscenza dell’altro e al rispetto reciproco”, spiega Elias. Non accolgono soltanto cristiani, ma studenti di tutte le religioni. “Mostriamo così che si può convivere, riconciliarsi e costruire relazioni senza conflitti”, aggiunge. L’approccio si basa sullo spirito di san Francesco, che i francescani cercano di trasmettere ogni giorno. Le scuole sono diventate rifugi per intere città, come ad Haifa, Nazareth e Acri. Durante la guerra, le porte erano aperte a tutti, e le scuole hanno accolto famiglie sfollate, offrendo supporto materiale. “Abbiamo organizzato tende, distribuito cibo e aiutato in molti modi”, ricorda Elias. Questa esperienza è diventata un segno concreto di convivenza, dimostrando che è possibile costruire relazioni senza conflitti.

La cura delle famiglie colpite

Un’attenzione particolare è stata riservata alle famiglie colpite dalla crisi economica. “Per noi la cosa più importante è il ragazzo. Il fatto che una famiglia non abbia soldi non può impedire a uno studente di ricevere un’istruzione”, afferma Elias. Molti nuclei non riuscivano a sostenere le rette scolastiche, ma la Custodia ha intervento per evitare che i giovani rinuncino agli studi. “Non possiamo permettere che un ragazzo perda il proprio futuro a causa di una crisi economica aggravata dalla guerra”, conclude.

Educazione come strumento di speranza. Per fra Badie, educare significa guardare oltre il presente. “Non ci limitiamo a insegnare. Educhiamo alla responsabilità personale, alla maturità umana. Accompagniamo ogni studente affinché possa sviluppare le proprie capacità e affrontare al meglio il domani”, spiega. Quando gli si chiede se un futuro di convivenza sia ancora possibile, la risposta è chiara: “Certamente. Dobbiamo ascoltare l’altro e rispettarlo. Prima di tutto occorre riconoscere chi è l’altro. L’altro non è un nemico, ma una persona con cui è possibile parlare, costruire un rapporto e vivere insieme”, conclude.

Le scuole francescane, con il loro impegno quotidiano, rappresentano un’esperienza concreta di convivenza in un Paese segnato da divisioni. L’impegno non si è fermato neppure durante la guerra, e le scuole sono diventate un punto di riferimento per molte famiglie. L’obiettivo è semplice: educare alla pace, alla conoscenza dell’altro e al rispetto reciproco. Un’esperienza che, come sottolinea Elias, dimostra che la convivenza non è un’utopia ma una possibilità concreta.