Processo per induzione al matrimonio forzato: padre di Saman Abbas a giudizio

Processo a Shabbar Abbas per induzione al matrimonio forzato della figlia Saman Abbas, morta nel 2021.

Processo per induzione al matrimonio forzato: padre di Saman Abbas a giudizio
Processo per induzione al matrimonio forzato: padre di Saman Abbas a giudizio

Il processo per induzione al matrimonio forzato del padre di Saman Abbas, Shabbar Abbas, ha iniziato a Reggio Emilia. L’imputato è accusato di aver contribuito alla morte della figlia, 18enne, scomparsa nel 2021 e ritrovata sepolta in un casolare vicino a casa dei genitori. La madre, Nazia Shaheen, e altri familiari sono già stati condannati in Cassazione per omicidio. Il processo, che si svolgerà a gennaio, vede anche la madre a giudizio per tentata costrizione alle nozze. La pm Maria Rita Pantani ha annunciato che contesta anche le aggravanti della minore età della vittima e dell’abuso dell’autorità familiare.

Induzione al matrimonio forzato e contestazione di aggravanti

Il reato contestato riguarda il periodo tra novembre 2019 e la morte di Saman Abbas. L’ipotesi è che la famiglia volesse far sposare la ragazza, contro la sua volontà, a un parente in Pakistan. La pm Pantani ha chiarito che le aggravanti, come la minore età della vittima e l’abuso dell’autorità familiare, saranno esaminate nel corso del processo. La famiglia, composta da genitori, cugini e zio, è già stata condannata in Cassazione per omicidio. La madre, Nazia Shaheen, è stata condannata all’ergastolo, come il padre e i cugini Ikram Ijaz e Noman Hulaq. Lo zio, Danish Hasnain, è stato condannato a 22 anni.

Le prove raccolte indicano un coinvolgimento diretto della famiglia nell’omicidio. La famiglia, originaria del Pakistan, ha sempre negato di aver partecipato all’omicidio, ma le prove raccolte indicano un coinvolgimento diretto. La giustizia, attraverso il sistema penale, cerca di chiarire i fatti e attribuire responsabilità a chi ha contribuito alla morte di Saman Abbas.

Parti civili e testimonianze in vista

La fondazione Pangea contro le nozze forzate e il Comune di Novellara sono state ammessi come parti civili, come già accaduto nel processo per l’omicidio della 18enne. La prossima seduta del 21 dicembre vedrà l’audizione dei testimoni, tra cui il fratello di Saman, Ali Haider, e l’allora fidanzato Ayub Saqib. L’indagine si concentra sulle dinamiche familiari e sulle pressioni per costringere la ragazza a sposarsi.

Il processo rappresenta un ulteriore passo nella lotta contro le nozze forzate. La comunità locale e le organizzazioni che difendono i diritti delle donne seguiranno con attenzione i sviluppi del processo, che potrebbe aprire nuove discussioni su temi di discriminazione e violenza. La famiglia, pur essendo già stata condannata, dovrà affrontare nuove accuse che potrebbero portare a ulteriori condanne.

La madre, Nazia Shaheen, e altri familiari sono già stati condannati in Cassazione per omicidio. La pm Pantani ha sottolineato che le aggravanti, come la minore età della vittima e l’abuso dell’autorità familiare, saranno esaminate nel corso del processo. La famiglia, originaria del Pakistan, ha sempre negato di aver partecipato all’omicidio, ma le prove raccolte indicano un coinvolgimento diretto.

Il processo si svolgerà a gennaio e vedrà la partecipazione di testimoni chiave, tra cui il fratello di Saman e l’ex fidanzato. L’indagine si concentrerà sulle dinamiche familiari e sulle pressioni per costringere la ragazza a sposarsi. La giustizia, attraverso il sistema penale, cerca di chiarire i fatti e attribuire responsabilità a chi ha contribuito alla morte di Saman Abbas.