Servono almeno 500 milioni di euro per migliorare l’assistenza agli anziani non autosufficienti

Il Patto per un nuovo welfare chiede 500 milioni di euro nella Legge di Bilancio 2027 per potenziare l’assistenza a domicilio e semplificare l’accesso ai servizi.

Il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza chiede al Governo di destinare almeno 500 milioni di euro nella Legge di Bilancio 2027 per potenziare l’assistenza a domicilio, migliorare le strutture residenziali e semplificare l’accesso ai servizi. L’obiettivo è dare risposte concrete a una popolazione che, con i familiari e i professionisti coinvolti, rappresenta circa 10 milioni di persone in Italia. La richiesta, formulata come un compromesso tra la necessità di intervento e i vincoli della finanza pubblica, si inserisce nel percorso avviato con la riforma del 2023 e nel Piano nazionale sulla fragilità e non autosufficienza approvato a ottobre.

Un sistema frammentato e una domanda crescente

Secondo i dati forniti, per ottenere servizi e sostegni, una persona anziana deve affrontare in media cinque o sei valutazioni, mentre l’assistenza domiciliare arriva a 16 ore all’anno per assistito. Circa 270 mila persone sono in lista d’attesa per entrare in una struttura residenziale, un numero paragonabile a quello degli anziani che vi sono già ospitati. Il risultato è che una parte consistente dell’assistenza continua a ricadere sulle famiglie, chiamate a orientarsi tra servizi diversi, organizzare la cura e sostenere i costi. Le esigenze cambiano con le condizioni della persona: per chi può continuare a vivere nella propria abitazione servono interventi domiciliari continuativi, mentre per chi necessita di assistenza residenziale occorrono posti disponibili, personale e rette sostenibili.

Quattro priorità per il Patto

Il Patto ha indicato quattro priorità per il futuro del sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti. La prima è semplificare l’accesso al sistema, riducendo il numero di valutazioni e i passaggi tra uffici. La seconda riguarda l’assistenza a domicilio, con l’obiettivo di costruire un servizio continuativo che integri le cure sanitarie con il sostegno necessario nelle attività della vita quotidiana. La terza priorità riguarda le strutture residenziali, delle quali il Patto chiede di migliorare qualità e accessibilità. La quarta è la sperimentazione della nuova Prestazione Universale, attualmente rivolta a una platea molto ristretta, ma che dovrebbe prevedere importi graduati in base alle necessità assistenziali e una maggiorazione per chi utilizza servizi professionali qualificati.

La richiesta di 500 milioni di euro nel 2027 è stata rimodulata rispetto a quella avanzata nei mesi scorsi, quando il Patto aveva indicato circa un miliardo di euro. La scelta di partire da un importo inferiore rappresenta un compromesso tra la necessità di intervenire e i vincoli della finanza pubblica. L’obiettivo resta quello di mettere in moto la riforma senza rinviare ancora: «La Legge di Bilancio 2027 può tradurre questi obiettivi in interventi concreti», sottolinea la coalizione.

Il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza riunisce oggi 60 organizzazioni della società civile, tra associazioni di anziani e familiari, organizzazioni dei pensionati, professionisti, società scientifiche, Terzo settore e soggetti che erogano servizi. NATO nel 2021, ha contribuito al percorso che ha portato alla legge delega 33 del 2023 sulla riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti.