Romania: la crisi politica che blocca il governo e mette a rischio l’impegno con l’UE

La crisi politica in Romania paralizza il governo e mette a rischio gli impegni con l’Unione Europea.

La Romania vive una crisi politica senza precedenti, che ha paralizzato la formazione di un nuovo governo e mina gli impegni con l’Unione Europea. Il 20 ottobre 2026, il Presidente Nicușor Dan ha designato Luca Niculescu come nuovo candidato al ruolo di Primo Ministro, ma la mancata approvazione del programma di governo potrebbe portare a ulteriori tensioni e persino a elezioni anticipate. La situazione, complessa e instabile, ha creato un clima di incertezza che si estende a livello economico e internazionale.

Le origini dello stallo politico

La coalizione quadripartitica del governo romeno, fragile e in continua evoluzione, ha crollato il 23 aprile 2026. Sei ministri, tra cui il vicepremier e il Segretario generale dell’Esecutivo, appartenenti al Partito Socialdemocratico (PSD), si sono dimessi a seguito del rifiuto del Primo Ministro Ilie Bolojan di lasciare il suo incarico. Quest’ultimo era accusato di perseguire politiche di risanamento delle finanze pubbliche che stavano deteriorando l’economia e il tenore di vita della popolazione. Nonostante le iniziali incertezze sulla possibilità di raggiungere la maggioranza necessaria (232 voti), il 5 maggio 2026 la mozione di sfiducia sostenuta dal PSD e dalle forze di opposizione ha ottenuto 281 voti favorevoli, determinando la caduta del governo. Da quel momento, il Presidente Nicușor Dan ha avviato diverse consultazioni con i principali partiti rappresentati in Parlamento, senza riuscire tuttavia a individuare una maggioranza stabile.

Le divisioni del fronte europeista e l’incognita AUR

Il governo di Bucarest, formato da una maggioranza partitica di stampo europeista, riuniva anime troppo diverse, spaziando dal centrosinistra ai liberali, tenuti insieme principalmente dalla volontà di contrastare l’ascesa di AUR (Alleanza per l’Unione dei Romeni). La formazione, di orientamento nazionalista, sovranista ed euroscettica, dall’inizio 2026 risulta essere la prima forza politica nei sondaggi (circa il 40% delle intenzioni di voto). Forte di questo consenso, AUR si è mostrato favorevole alle elezioni anticipate, sfruttando le tensioni tra le forze europeiste per rafforzare la propria narrazione contro una classe politica descritta come corrotta e incapace di governare. Nel frattempo, le contrapposizioni tra i partiti della precedente coalizione si sono progressivamente accentuate. PNL e USR (Unione Salva la Romania) hanno più volte escluso la possibilità di tornare al governo insieme ai socialdemocratici, criticandoli anche per la collaborazione con AUR nella sfiducia a Bolojan.

Queste divergenze hanno contribuito al fallimento dei successivi tentativi di formazione di un nuovo governo. Dal canto suo, AUR ha dichiarato, durante le riunioni estive, che avrebbe sostenuto solamente un esecutivo guidato da un proprio candidato e al quale partecipasse direttamente. Il PSD, che fino a qualche mese fa si diceva disponibile a ricostituire la coalizione europeista solamente se guidata da un proprio esponente, ha oggi accettato di partecipare al governo Niculescu, ponendo tuttavia alcune condizioni economiche.

Le ripercussioni economiche e geopolitiche della crisi

L’instabilità politica della Romania è strettamente legata ai suoi problemi economici. Dopo il picco raggiunto nel 2024, il deficit di bilancio dovrebbe attestarsi al 6,2% del PIL nel 2026 e diminuire nel 2027, secondo le previsioni della Commissione Europea. La riduzione è legata a una serie di misure di risanamento fiscale, tra cui il congelamento di stipendi e pensioni e l’aumento delle imposte. La situazione è stata ulteriormente complicata dalla guerra in Medio Oriente: l’aumento dei prezzi energetici ha rallentato la discesa dell’inflazione, prevista al 7% per il 2026. L’incertezza economica e politica ha inoltre alimentato le preoccupazioni degli investitori, tanto che le agenzie di rating hanno sottolineato la necessità di approvare il bilancio per il 2027 entro la fine dell’anno, condizione posta anche dal Partito socialdemocratico per partecipare al nuovo governo.

Sul piano europeo, la Romania si è impegnata a riportare il deficit al di sotto del limite del 3% entro il 2030. Persistono però difficoltà nell’attuazione di alcune riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il mancato raggiungimento di specifici obiettivi ha infatti portato la Commissione Europea, con la decisione del 2 ottobre 2026, a ridurre i finanziamenti destinati al Paese di circa 442 milioni di euro in sovvenzioni e 15,4 milioni in prestiti.

L’instabilità politica rischia quindi di provocare serie ripercussioni rispetto agli impegni economici che il Paese ha con Bruxelles. Al di là di quest