Il contenuto gastrico di Chiara Poggi e il dibattito su Alberto Stasi

Nuovi sviluppi nel processo per il delitto di Garlasco: il contenuto gastrico della vittima e il ruolo del professor Galassi.

Il contenuto gastrico di Chiara Poggi e il dibattito su Alberto Stasi
Il contenuto gastrico di Chiara Poggi e il dibattito su Alberto Stasi

Il delitto di Garlasco, che ha scosso l’opinione pubblica italiana per oltre un decennio, vede nuovi sviluppi nel dibattito tra le parti in causa. Il focus si concentra sul contenuto gastrico della vittima, Chiara Poggi, e sul ruolo che potrebbe giocare nel processo di revisione della sentenza di condanna a Alberto Stasi. Il professor Francesco Maria Galassi, docente dell’Università di Pavia, ha espresso la sua opinione in un post sui social, sottolineando come il dato medico-legale non possa essere utilizzato per sostenere una morte necessariamente precoce.

Il tempo e il digesto gastrico

La sentenza definitiva aveva stabilito che Chiara Poggi fosse morta tra le 9.15 e le 9.35 del 13 agosto 2007. Tuttavia, la difesa di Stasi ha iniziato a lavorare alla richiesta di revisione, basandosi su nuove perizie e dati. Tra i reperti analizzati, il contenuto gastrico della vittima ha riacquistato un ruolo centrale. La consulente della Procura, Cristina Cattaneo, ha isolato amidi di frumento, riso e frammenti di frutta nello stomaco di Chiara, riconducibili alla colazione a base di cereali rimasta a metà sul divano di casa Poggi.

Il dato medico-legale indica una digestione parziale, avviata da un tempo stimato tra i 30 minuti e le due o tre ore prima del decesso. Questo ha portato gli inquirenti a ipotizzare un orario di morte più precoce, attorno alle 9.45, sovrapponendo il dato biologico alle consuetudini della ragazza. Tuttavia, il professor Galassi ha chiarito che il digesto gastrico non può essere utilizzato a senso unico per stabilire l’ora esatta del decesso.

Un’ipotesi scientificamente fragile

Il quadro si fa ancora più complesso quando il dato del digesto viene incrociato con altri parametri tanatologici. Il metodo quantitativo di Henssge, ad esempio, proietta l’intervallo di morte in una fascia estesissima, tra le 7:00 e le 12:30. Quando la Cattaneo affianca al raffreddamento cadaverico il livello di rigor e livor, la convergenza della letteratura medica tende a scivolare più avanti nell’arco della mattinata.

Non abbiamo un singolo parametro capace di dire ‘Chiara è morta dopo le 10’. Abbiamo però un metodo quantitativamente robusto che lascia aperta tutta la mattinata, due fenomeni cadaverici che tendono verso la parte più tarda di quella finestra e un contenuto gastrico compatibile con una morte relativamente prossima alla colazione, senza alcuna capacità di privilegiare specificamente la finestra 9:12–9:35.

La conclusione corretta, secondo il professor Galassi, non è dunque che il digesto scagioni Stasi. Sarebbe troppo. È qualcosa di più sottile e, proprio per questo, più resistente: la collocazione dell’omicidio nella finestra temporale utile a Stasi non emerge dalla consulenza Cattaneo come una necessità biologica, tanatologica o digestiva. Il digesto è un ulteriore elemento che non soccorre l’ipotesi di una morte necessariamente precoce.

Il professor Galassi ha aggiunto che il dato non dimostra che Chiara morì tardi, ma mostra quanto scientificamente fragile sarebbe sostenere che dovette morire presto. Questo potrebbe rappresentare la formulazione pro-Stasi più forte che il dato consente.