Alessio Borelli ucciso a coltellate dopo una lite: l’assassino lo ha strappato di mano il cellulare
Alessio Borelli ucciso a coltellate dopo una lite con un nordafricano, che lo ha strappato di mano il cellulare.

La morte di Alessio Borelli e l’omicidio in un condominio
La mattina del 6 luglio 2026, Alessio Borelli, un quarantunenne residente a Corsico, è stato trovato morto nel suo appartamento all’ottavo piano di via Parini 11. Le urla sentite dai vicini e la richiesta di aiuto al 112 segnalano un momento di tensione estrema. L’omicidio, avvenuto il giorno dopo una direttissima, ha scatenato un’indagine che ha portato all’arresto di Ahmad Abdelghani, un nordafricano che aveva già avuto precedenti per un’aggressione ai carabinieri. La vittima e l’assassino avevano una relazione da circa un mese, ma i dissidi erano già iniziati a inizio luglio, come riferito da un amico che ha raccontato della gelosia di Abdelghani per le frequentazioni di Borelli con altre persone.
Le chiamate al 112 e l’intuizione del brigadiere
La sera del 6 luglio, un brigadiere capo ha avuto un’idea che si è rivelata fondamentale: ha effettuato una chiamata di emergenza al 112 e si è fatto dettare il numero associato al cellulare di Borelli. Questa mossa ha permesso di identificare il numero da cui provenivano le chiamate a raffica a Borelli, tra le 7.56 e le 8 del 8 luglio. Le prime quattro chiamate non hanno ottenuto risposta, mentre la quinta è durata solo 47 secondi. La chiamata al 112 effettuata alle 9.32 da un cellulare della vittima è durata appena 5 secondi, con un “buongiorno” pronunciato prima del riattacco. Il sospetto è che l’assassino abbia strappato lo smartphone dalle mani del proprietario per ucciderlo.
La mattina del 7 luglio, Abdelghani è stato arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale dopo aver attaccato i carabinieri. In tribunale ha dichiarato di aver lasciato in patria una moglie e due figli e di aver lavorato come muratore in nero. Il giudice ha convalidato il provvedimento e lo ha rimesso in libertà con il divieto di dimora nella provincia di Milano. Tuttavia, il 10 luglio, i carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova e della Compagnia di Corsico lo hanno arrestato nuovamente per omicidio.
Le prove raccolte dai carabinieri indicano un’escalation di violenza che ha portato all’omicidio. I militari della Omicidi, guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, lo hanno stanato in una zona boschiva alle spalle dell’ex Palasharp, in zona Lampugnano. Secondo il fermo di indiziato di delitto firmato dal pm Ilaria Perinu, Abdelghani avrebbe stretto una sciarpa attorno alla gola di Borelli e colpito con sei fendenti tra testa e collo, lesionandogli la carotide e lasciando la punta della lama conficcata tra terza e quarta vertebra cervicale.
Dietro di sé, Abdelghani ha lasciato tracce che verranno analizzate dagli specialisti di Sis e Ris. Tra queste, il DNA sui coltelli e su una canottiera, nonché l’impronta del palmo della mano sporca di sangue su una porta-finestra. Inoltre, i messaggi scambiati tra i due nelle ore precedenti la morte di Borelli indicano una tensione crescente nella relazione. Il presunto assassino ha anche girato due filmati, trovati nel cellulare della vittima, ma non sembra che li abbia condivisi in modo esteso, almeno non in modo da giustificare il timore di essere riconosciuto dai passanti. L’indagine proseguirà per chiarire i motivi dell’omicidio e le circostanze che hanno portato a una tragedia.
