Ilva, un pezzo strategico della sicurezza industriale: per l’Italia serve una soluzione nazionale
Ilva, un pezzo strategico della sicurezza industriale: per l’Italia serve una soluzione nazionale

Ilva, un pezzo strategico della sicurezza industriale
Ilva, il polo siderurgico di Taranto, rappresenta un elemento chiave per la sicurezza industriale dell’Italia. La sua produzione è fondamentale per la competitività del Paese, che non possiede materie prime. Senza l’Ilva, l’Italia si troverebbe a comprare gran parte dell’acciaio necessario a costi elevati, con conseguenze negative sulle industrie che ne dipendono. Il presidente di Federmeccanica, Silvano Simone Bettini, ha sottolineato come la sua capacità produttiva abbia permesso al Paese di incidere sui prezzi globali, grazie alla produzione di volumi importanti di laminati.
La sua chiusura significherebbe un colpo alla sovranità industriale italiana.
La scelta di Taranto come sede dell’Ilva non fu casuale: fu determinata da fattori logistici, come l’accesso alle grandi navi e la vicinanza a una cava di sabbia. Lo Stato la fece crescere per permettere all’Italia di competere a livello globale. Oggi, con dazi, Cbam e vincoli sulla decarbonizzazione, la sua produzione è più che mai strategica. Se l’Ilva non produce, l’Italia dovrà importare di più, pagando di più, con effetti domino su tutta la filiera.
Un’industria in pericolo, un’area a caldo da salvare
La chiusura degli altoforni avrebbe conseguenze devastanti non solo per chi opera nell’area a caldo, ma per l’intero sistema produttivo. I laminatoi senza colata non potrebbero funzionare, e si verrebbe a creare un vuoto che non si può compensare con il turismo. Per Bettini, questa situazione è un “omicidio industriale”, un danno irreparabile per l’economia nazionale.
La produzione di laminati piani è cruciale per l’industria conserviera e per l’export.
Un esempio concreto è la banda stagna, utilizzata per le lattine di conserva. Se non si produce a Genova, l’industria dovrà acquistare altrove a costi più elevati. La produzione di laminati a caldo, che l’Ilva gestisce a costi inferiori rispetto al mercato, è quindi un elemento chiave per la competitività. I prezzi attuali si aggirano intorno ai 600-700 euro a tonnellata, mentre con l’aggiunta di clausole di salvaguardia potrebbero superare i mille euro.
Un’alternativa: nazionalizzare o creare un’area protetta
Il governo ha diverse opzioni per salvaguardare l’Ilva. Una di queste è la nazionalizzazione, come ha fatto il Regno Unito con British Steel. Per Bettini, se per gli inglesi l’acciaio è un asset strategico, per l’Italia non dovrebbe essere diverso. Un’altra soluzione potrebbe essere la creazione di un’area di protezione, simile a quanto fatto ad Acerra con il termovalorizzatore, per militarizzare l’area e risolvere i problemi.
La scadenza dei 90 giorni della sentenza di Milano rende urgente una decisione.
Il tempo si sta esaurendo, e i commissari non hanno margini per fare ricorsi. Per il presidente di Federmeccanica, è necessario agire subito, coinvolgendo imprese, sindacati e istituzioni. Gli investimenti non sono mancati: oltre 2 miliardi sono stati destinati all’area. La qualità dell’aria a Taranto, sebbene non perfetta, è leggermente migliore rispetto a Pistoia, grazie agli interventi di Legambiente.
