Detenzione domiciliare per tossicodipendenti: un passo verso la civiltà

La Camera approva il ddl sulla detenzione domiciliare per tossicodipendenti: Fict e Intercear lodano la legge come segnale di civiltà

Detenuti tossicodipendenti in casa con programma di recupero, comunità terapeutiche e servizi sociali in azione
Detenuti tossicodipendenti in casa con programma di recupero, comunità terapeutiche e servizi sociali in azione

La Camera ha approvato in via definitiva il ddl sulla detenzione domiciliare per i tossicodipendenti e alcoldipendenti che aderiscono a programmi di recupero, con 153 voti a favore, 42 contrari e 82 astenuti. La legge, che prevede una detenzione domiciliare fondata sull’adesione a percorsi terapeutici, è vista come un passo importante verso una politica che privilegia la cura e la riabilitazione rispetto al carcere. La Fict Ets e l’Intercear hanno espresso soddisfazione per l’approvazione, considerandola un segnale di civiltà e di attenzione alle persone con dipendenze.

Un’alternativa al carcere: la detenzione domiciliare

La legge, approvata oggi, introduce una forma di detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che partecipano a programmi di recupero, con condanne non superiori a otto anni. L’obiettivo è offrire un percorso terapeutico serio, costruito in collaborazione con la rete dei servizi territoriali e le comunità terapeutiche. “Per noi ogni giorno in più di carcere per una persona tossicodipendente è un giorno di troppo, è un giorno perduto”, ha dichiarato Luciano Squillaci, presidente della Fict Ets.

La cura deve precedere il carcere

La Fict Ets, che riunisce oltre 600 servizi attivi in Italia, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dal Parlamento e dal Governo per portare a compimento una riforma attesa da anni. “Con questa legge si compie un passo importante nella direzione giusta: riconoscere che la risposta alla dipendenza non può essere il carcere, ma un percorso terapeutico serio”, ha chiarito Squillaci. La Federazione sottolinea che le comunità terapeutiche non sono una mera alternativa al carcere, ma luoghi di cura, responsabilizzazione e reinserimento sociale.

Investimenti e sinergie per l’attuazione

L’Intercear ha accolto con soddisfazione l’approvazione del ddl, considerandola un segnale di civiltà e di concreta attenzione alle persone con dipendenze. “L’alternativa alla detenzione ribadisce la priorità clinica della comunità e del percorso riabilitativo rispetto al carcere”, ha concluso l’organizzazione. Tuttavia, ha sottolineato la necessità di fondi, risorse e sinergia istituziale per rendere la norma realmente applicabile sui territori. La Fict Ets ha anche espresso riconoscimento al Dipartimento Politiche contro la droga e al sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha dato il giusto merito alla svolta legislativa. La legge, pur rappresentando un passo avanti, richiede un impegno continuo per garantire l’effettiva applicazione e l’efficacia dei percorsi terapeutici. La riforma, se attuata con competenza e responsabilità, potrebbe offrire alle persone con dipendenze una concreta possibilità di ricostruire la propria vita.

La Fict Ets ha anche sottolineato che attraverso la rete dei propri servizi mette a disposizione l’esperienza maturata in oltre trent’anni di collaborazione con il Ssn, la magistratura e l’amministrazione penitenziaria, accompagnando ogni anno migliaia di persone in percorsi di cura, riabilitazione e reinserimento sociale. “Ora è fondamentale dare piena attuazione alla riforma”, ha concluso Squillaci, sottolineando che investire nella cura significa investire nella sicurezza e nella riduzione della recidiva.

L’approvazione del ddl è “un risultato che recepisce istanze per cui la rete dei coordinamenti regionali si è battuta a lungo. Tuttavia, sappiamo bene che la norma è solo il primo passo: affinché questa riforma non rimanga sulla carta, occorre ora investire risorse adeguate, rafforzare la collaborazione tra servizi territoriali, magistratura e comunità, e creare le condizioni operative per far funzionare la rete d’accoglienza in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. È un buon punto di partenza e un’importante attestazione di fiducia verso il lavoro della cooperazione e del Terzo settore terapeutico, che continueremo a presidiare con impegno quotidiano.”