Creme solari e rischio autismo: gli studi non dimostrano un legame diretto
Debora Rasio ha sostenuto un legame tra creme solari e autismo, ma gli studi non lo confermano.

La dottoressa Debora Rasio, nota per i suoi video su salute e prevenzione, ha risposto alle critiche ricevute per un video virale in cui sosteneva un legame tra l’uso di creme solari e il rischio di autismo nei bambini. Nella sua replica, Rasio ha sostenuto che l’applicazione di crema solare durante la gravidanza potrebbe ridurre la produzione di vitamina D, aumentando il rischio di disturbi del neurosviluppo. Tuttavia, gli studi scientifici non confermano un legame diretto tra l’uso di creme solari e l’autismo, né dimostrano che la vitamina D mancante sia la causa principale di tali disturbi.
Le critiche scientifiche e la difesa di Rasio
Le prime critiche a Rasio sono arrivate dopo che aveva condiviso un video in cui presentava dati di uno studio su 470.000 persone, sostenendo che l’uso di creme solari potesse aumentare il rischio di melanoma. Gli scienziati che hanno commentato hanno sottolineato che lo stesso studio spiegava perché i dati sembravano indicare un rischio, ma in realtà non lo dimostravano. Gli autori dello studio hanno chiarito che chi usa più crema solare tende a stare più a lungo al sole, non la riapplica abbastanza o ha già avuto un tumore alla pelle. In altre parole, non è la crema a causare il tumore, ma chi è già a rischio tende a proteggersi di più.
Le spiegazioni dei critici non sono opinioni esterne, ma le conclusioni ufficiali dello studio stesso. Rasio ha sostenuto che le critiche fossero infondate, ma i ricercatori hanno chiarito che le spiegazioni non vengono dai critici, ma dallo studio stesso, alle pagine 7 e 8 del testo originale.
La catena di ragionamenti e i limiti degli studi
Nel secondo video, Rasio ha introdotto un nuovo argomento, basato su due studi scientifici, per sostenere che l’uso di creme solari durante la gravidanza potrebbe ridurre la produzione di vitamina D, aumentando il rischio di autismo, ADHD e schizofrenia. Tuttavia, nessuno degli studi menzionati stabilisce un legame diretto tra l’uso di creme solari e l’autismo. Gli autori dei due studi hanno chiarito che si tratta «solo del primo passo» per capire il ruolo della vitamina D nello sviluppo neurologico, e che servono ulteriori studi clinici per stabilire un legame causale.
Uno studio clinico pubblicato nel 2025 sul British Journal of Dermatology ha misurato cosa succede davvero quando si usa la crema solare tutti i giorni per un anno intero. I livelli di vitamina D scendono in media di 5,2 nanomoli per litro, una quantità modesta che si può compensare con l’alimentazione o con un integratore. Gli stessi autori dello studio raccomandano di continuare a usare la crema solare, sottolineando che non è necessario evitarla. Non esiste nessuno studio che stabilisca un legame diretto tra l’uso della crema solare e l’autismo. Il rischio concreto di una conclusione errata è alto, in quanto una donna in gravidanza o un genitore che smette di applicare la protezione solare a sé stesso o al proprio figlio per paura dell’autismo si espone a raggi UV, che sono un cancerogeno accertato. Evitare la crema solare per paura di un rischio non dimostrato potrebbe portare a conseguenze più gravi.
Un grande trial clinico pubblicato nel 2024 sull’American Journal of Clinical Nutrition ha somministrato per sorteggio alte dosi di vitamina D a 623 donne incinte e ha seguito i loro figli fino a dieci anni di età. Il risultato? Nessuna riduzione delle diagnosi di autismo o di ADHD. Nello stesso studio, i bambini le cui madri avevano naturalmente livelli più bassi di vitamina D mostravano un rischio leggermente più alto di autismo: l’associazione osservazionale c’era, ma quando si è intervenuti sulla vitamina D con un esperimento controllato, non è cambiato nulla. Questo è esattamente il tipo di prova che distingue una correlazione da una causa.
