L’era del genocidio e il rischio di una nuova normalità

L’operazione israeliana a Gaza ha causato migliaia di morti e potrebbe portare a un futuro di impunità e profitto per alcuni.

Operazione militare israeliana a Gaza, distruzione di infrastrutture e confinamento di civili
Operazione militare israeliana a Gaza, distruzione di infrastrutture e confinamento di civili

La guerra in Gaza, iniziata il 7 ottobre 2023, ha portato a un bilancio di almeno 70mila morti, la maggior parte civili, e ha causato la distruzione di strutture sanitarie, abitazioni e infrastrutture. L’operazione, condotta dall’esercito israeliano, ha suscitato accuse di genocidio dinanzi alla Corte internazionale di giustizia (Cig), con il Sudafrica che ha presentato una causa separata contro Israele. La situazione, tuttavia, sembra presagire un futuro in cui il genocidio potrebbe non solo essere tollerato, ma addirittura incentivato, con conseguenze a lungo termine per il diritto internazionale e la giustizia globale.

Un modello per il futuro

La strategia di Israele, supportata da un piano in 20 punti approvato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mira a trasformare Gaza in una “Nuova Gaza”, un’area di ricostruzione sotto il controllo di un consiglio di pace internazionale presieduto da Trump. Questo piano, se realizzato, potrebbe portare a una completa smilitarizzazione e ricostruzione della Striscia, ma con conseguenze devastanti per i palestinesi. La popolazione, confinata in aree ridotte, potrebbe essere ridotta a operai edili e fornitori di servizi per i ricchi che abitano la zona, mentre la storia e la società di Gaza saranno quasi completamente cancellate.

Il piano di Trump, se realizzato, potrebbe portare profitti a diversi attori. Tra i beneficiari ci sono magnati immobiliari come Jared Kushner, Steve Witkoff e il presidente stesso, che potrebbero trarre enormi vantaggi dall’acquisto di terreni espropriati ai residenti. L’immobiliare di lusso, con torri multiuso destinate a stranieri e turisti, potrebbe diventare un’opportunità di investimento internazionale. Al contempo, i palestinesi, esclusi dal mercato immobiliare a causa dei prezzi elevati, rimarrebbero marginalizzati.

Chi trae vantaggio?

La Germania, il secondo maggiore fornitore di armi a Israele dopo gli Stati Uniti, ha firmato contratti per l’acquisto di tecnologia militare, rafforzando il legame economico tra i due Paesi. La realizzazione della “Nuova Gaza” dipenderà anche dall’impegno finanziario dell’Arabia Saudita e degli stati del Golfo, con la promessa di legami strategici e economici più stretti con gli Stati Uniti. Mentre Israele e i suoi alleati avanzano verso l’obiettivo di annientare le speranze dei palestinesi di mettere fine all’occupazione, il piano potrebbe anche attenuare l’isolamento globale di Israele, che sta vivendo un crescente disapprovazione tra gli statunitensi di ogni orientamento politico.

La situazione in Gaza rappresenta un precedente straordinario, che potrebbe influenzare il comportamento di altre nazioni. Se il genocidio viene visto come un’opportunità di profitto, altre nazioni potrebbero essere meno propense a chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni. Il rischio di un’era di genocidi, in cui il crimine viene tollerato o addirittura incentivato, sembra sempre più concreto, con conseguenze irreversibili per il diritto internazionale e la giustizia globale.

La Corte internazionale di giustizia potrebbe non essere in grado di fermare il piano di Trump.
La Germania, pur negando le accuse, ha un interesse politico ed economico a far sparire la questione.