Meta e Microsoft, un confronto su AI e spesa. Perché un investimento si converte in profitto e l’altro in pressione

Meta e Microsoft si confrontano su spesa in AI: un investimento si converte in profitto, l’altro in pressione

Meta e Microsoft confrontano spesa in AI, un investimento si converte in profitto, l'altro in pressione
Meta e Microsoft confrontano spesa in AI, un investimento si converte in profitto, l’altro in pressione

Meta e Microsoft hanno pubblicato i risultati trimestrali a mercato chiuso il 29 luglio, entrambi riferiti al trimestre terminato il 30 giugno. Sebbene entrambe le aziende abbiano registrato ricavi solidi, la reazione del mercato è stata opposta. A dividere gli investitori è il ritorno dei maxi investimenti in AI. Il titolo Microsoft (MSFT) è salito di circa il 9% grazie alla forte crescita di Azure e a una spesa in conto capitale considerata sotto controllo, mentre le azioni Meta hanno ceduto terreno, con flessioni che hanno toccato il -10% nell’after market, penalizzate dal crollo del free cash flow e da una guidance sui ricavi giudicata debole.

La spesa in AI: un tema chiave per gli investitori

Il filo conduttore della serata, e il vero tema per gli investitori dei prossimi mesi, è uno solo: la spesa per l’intelligenza artificiale. Il mercato ha ormai smesso di premiare la retorica sugli investimenti in AI e ha iniziato a chiedere prove del loro ritorno. Microsoft, con un aumento del 43% nella crescita di Azure, ha dimostrato una spesa in conto capitale considerata disciplinata e ancorata a una domanda dimostrabile. L’azienda ha confermato previsioni di capex per l’anno solare 2026 intorno ai 190 miliardi di dollari, con un primo trimestre sopra i 50 miliardi comprensivo degli effetti di riclassificazione dei leasing.

La spesa in AI non è più solo un annuncio, ma una misura di successo. Microsoft ha anche rivelato un portafoglio ordini commerciale che è raddoppiato, a 678 miliardi di dollari, un segnale di domanda futura già contrattualizzata. L’accelerazione di Azure, insieme a traguardi simbolici come i 100 miliardi di ricavi, ha convinto gli investitori che la spesa non è un costo, ma un investimento in una crescita sostenibile.

Meta: una spesa che prosciuga la cassa

Meta, al contrario, mostra una spesa che quasi raddoppia e prosciuga la cassa, mentre i ricavi non pubblicitari legati all’AI non sono ancora visibili su scala significativa. I ricavi del secondo trimestre sono stati pari a 60,8 miliardi di dollari, in aumento del 28% su base annua, sopra il consenso. L’utile per azione diluito si è però fermato a 6,18 dollari, sotto le attese di 7,22 dollari, interrompendo una serie di sei trimestri consecutivi di battute positive.

La spesa in AI ha ridotto il free cash flow a 784 milioni di dollari, contro gli 8,55 miliardi del trimestre precedente. L’azienda ha alzato il pavimento della forbice di capex 2026 a 130-145 miliardi, un segnale di maggiore impegno, ma non di riduzione. La guidance per il trimestre in corso prevede ricavi tra 61 e 64 miliardi (punto mediano 62,5 miliardi), sotto i 63,15 miliardi attesi dagli analisti.

La spesa in AI ha anche portato a un aumento del 55% dei costi totali, a 42,03 miliardi di dollari, con oneri legali e costi legati al taglio di personale. Il margine operativo si è compresso al 31%, dal 43% di un anno prima. La crescita dei ricavi da advertising è stata positiva, ma non sufficiente a compensare la spesa. Il CEO Mark Zuckerberg ha ribadito la visione di lungo periodo – mettere la « superintelligenza » direttamente nelle mani delle persone – e ha lasciato intendere l’apertura di un business cloud, ma per ora agli investitori resta la promessa, non il fatturato.